- .:Questa insicurezza nei rapporti, la sistemerò quando avrò i capelli corti:.;">
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.: Strawberry Fields :.



Una piccola cosa, apprendista donna, cocciuta e a volte devo dire un pò incazzosa, tremendamente idealista che nonostante le brutture di questo pazzo mondo malato crede che si possa ancora cambiare rotta... o forse no! Insomma una come tante che non aspira a essere speciale o a essere incompresa... Dimenticavo... ultimamente ho scoperto di essere vittima della sindrome di Peter Pan nonostante la mia veneranda età!

...astenersi perditempo

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martedì, 25 agosto 2009

Senza se... ma con moltissimi però Colte per voi nel mio giardino

"Peròòòò.......", par essere il mio intercalare preferito, di solito è accompagnato dal dito indice davanti al naso e la finale strascicata, come fanno in bambini quando vogliono affermare il proprio punto di vista, oppure quando vogliono strappare una promessa, o mostrare che, anche se l'hanno combinata grossa, c'erano comunque degli ottimi motivi.



Ecco più o meno questi sono gli utilizzi che anche la sottoscritta fa di questa simpatica parolina, dall'aria impertinente, perciò alla vigilia del tragico rientro al lavoro che mi aspetta, la lancio per aria e  la faccio  roteare da una parte all'altra  come  una palla  pazza. 



Pronti... via la lancio e vediamo cosa succede.



Il mio lato nerdeggiante (e non verdeggiante) ha trovato modo di esprimersi anche in vacanza, poste elettroniche e le varie social minchiate tutte rigorosamente sotto controllo, peròòòòòò..... sono stata veramente in vacanza (mentalmente soprattutto) solo quando qualcuno con la forza mi ha isolato e tolto ogni possibilità di interagire con il mondo virtuale. 



La mia prima volta sugli scogli di una spiaggia fatta interamente di pietra lavica, tutto nero intorno, pesaggi  lunari si, ma  da luna nera, piani ora agevoli, ora impervi, mi sono tagliata, ho preso botte sparse, ho rischiato di precipitare  x volte, ho perso l'uso di un dito del piede per una sera, perchè l'equilibrio, dentro e fuor di metafora, non è certamente il mio forte.... peròòòòòò...... quanto è bello tuffarsi da lì, verso l'ignoto, in un mare splendente luce fuori e dentro color tenebra, quanto è stato divertente mettersi alla prova e non avere paura di chiedere aiuto.



Mi sono trovata molte volte circondata da persone, dalle chiacchere sul nulla, ma anche da discorsi importanti,  solitudine e fastidio, la fatica fisica di tentare, di abbozzare discorsi con le persone... peròòòò saper deporre i buoni propositi quando è il momento per non farsi troppo male, trovare il modo di non perdersi la bellezza che era intorno attraverso un clic, attraverso il semplice osservare, attraverso il silenzio.



Non averne mai abbastanza di mare e sole, di profumo di creme solari, degli ombrelloni colorati, del  sale  che fa  tatuaggi provvisori sulla pelle, di pesce buonissimo... peròòòòò... sentirsi a proprio agio sulle montagne, nei paesini dalle piazze trasformate in sale gioco e poi subito dopo in ristoranti, profumo e sapore di pizza siciliana, di cipolle al forno grandi come zucche.





Camminare su un filo che mi dipingo sottile e incerto,  ora un passo dopo l'altro, ora con un piede sospeso nel vuoto... peròòò..... la pazienza e la costanza nel non voler cadere, la speranza di poter dipingere davanti a me non più solo fragili fili  quanto piuttosto  camminamenti  solidi.

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lunedì, 03 agosto 2009

Tempo alle mie voglie Colte per voi nel mio giardino

L'estate mi concede una pausa, passiamo mesi a desiderare sole, luce, il caldo ad avvolgerci dopo mesi di buio, freddo, e poi quando si ha quello che si desidera, quando riassumi il tuo guardaroba estivo che avevi mandato in aspettativa con una lacrimuccia, perchè ai maglioni preferisci i vestitini leggeri e i colori, le righe delle magliette da bimba che tanto ti piacciono, l'umidità e il caldo soffocante ti fanno rimpiangere lana, lana cotta e pure cruda, i termosifoni presso i quali ti spalmi quando fuori il vento soffia e urla la bufera (cit. chi la coglie è bravo).




Reagisco con l'idiozia al pensiero di mani piccole e piene di vene in evidenza che cucinavano i pasticci di patate e prosciutto, agli occhi azzurro cielo che mi hanno visto bimba e poi ragazza e poi ancora ragazza (perchè pensarmi adulta mi fa strano), a tutto quel mondo infantile che con lei se ne è andato definitivamente, ma lei tanto mi ha promesso che ora da lontano ci guarda lo stesso e in fondo a me va bene così, che sei occhi vedono meglio che quattro.




Finalmente mi posso comprare la maschera per i capelli perchè il sant'omino della caldaia ha fatto la grazia e dopo due ore di rosari snocciolati alla mia assonnata ma vigilante presenza, ci ha ridonato l'acqua calda, quindi potrò dare di nuovo ai miei capelli lucentezza e vitalità come ci è promesso negli spot, perchè fino a stamattina l'unica vitalità di cui mi potevo preoccupare era quella della mia persona quando veniva investita dal getto gelato della doccia. Che poi ogni tanto va bene pure per schiarirsi le idee, per riattivare la circolazione e tutte quelle cose che di solito si dice, però il pensiero del piano B sempre pronto all'occorenza è rassicurante di suo nella vita, figuriamoci sotto la doccia.




Ho bisogno di assecondare le mie voglie, per cui leggo in ogni dove, sui bus, tram e metrò, luoghi preposti alle sessioni di lettura più proficue, a letto appena sveglia e prima di addormentarmi, funziona un po' come lo Xanax su di me, i sonni sono più tranquilli e i sogni solo in tecnicolor, vado a pescare persone dal passato e le inserisco nelle storie che leggo, per esempio in questo periodo il set è Milano, la mala, sparatorie, storie di usura, denti di narvalo conficcati in gola, insomma paesaggi rassicuranti e concilianti. Altre volte le fonti dei miei sogni sono cose banali tipo una maglietta riemersa da un cassetto con il logo di un pezzo di vita passato e che vorrei reincontrare. L'inconscio lavora e mi spadella un sogno che più realistico non si può, con tanto di dialoghi, sfondo musicale, tutto annotato parola per parola appena sveglia. Magari un giorno cerchiamo di dare seguito a questo sogno, per oggi mi limito a dare sfogo ad altre voglie, che contemplano un tour al Libraccio posto pericolosamente vicino a casa e al negozio solito delle C*amper, quello con le commesse simpatiche, a voi indovinare di quale si tratta.* (l'indovinello è riservato ai residenti-conoscenti Milano e limitrofi)  




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lunedì, 06 luglio 2009

Casi ciclici Colte per voi nel mio giardino

Mi sembra di essere un criceto su una bella ruota girevole, tanta corsa, tanto moto, però sono sempre al punto di partenza, sono sudata e appiccicosa, devo fare due docce al giorno e lo shampoo ultradolce mi ha reso i capelli una verammerda, quindi direi sotto con i consigli per non arrivare a fine estate con un principio di calvizie. Perchè poi mi viene tristezza, come ieri sera mentre guardavamo Valerio Mastrandea e Valeria Golino al cinema e quello che ci veniva da notare era: "Guarda Mastrandrea com'è invecchiato, c'ha pure pochi capelli". Insomma non sono cose belle da dire e da pensare e io non sopporterei che gli altri pensassero questo di me.


Detto questo ci sono stati diversi eterni ritorni:


- il misunderstanding come sport nazionale più praticato dopo il calcio, forse è diventato disciplina olimpica e non sono stata informata. Poi succede come sempre che sto davanti al portatile, che in questo periodo fa da scaldavivande, bestemmiando, scrivendo mail infuocate di risposta, scrivo due parole, le rileggo, mmm no troppo forti... però certo se le meriterebbe tutte e anche qualcosa di più... massì scrivo e gliene dico quattro... e se poi lei risponde rischiamo di andare avanti una settimana e io ho un sacco di cose da fare: un corso da frequentare fichissimo e pagato dall'azienda, shopping per i saldi, pensare, pensare i ordine sparso a cose sparse... no aspetto di vederla e gliele canto tutte... ok ma devo cancellare prima che il touchpad traditore faccia partire la mail... e non sarebbe bello. Così un silenzio indeciso si può trasformare in silenzio sdegnoso, e la cosa fica è che la destinataria non lo saprà mai, meglio il piatto freddo della vendetta, che non puzza e rifresca, che sedersi sulla riva del fiume, che i cadaveri con il caldo fanno puzza. 


- un altro gradito ritorno sono stati gli sbroccamenti della sottoscritta, frutto delle visioni catastrofiche sul micro che poi interessa il macro, perchè vari livelli di fraintendimento diventano il segno che la fine del mondo è vicina. La cosa divertente è che poi mi incazzo con il poveretto che ha scelto di sopportarmi, perchè, perdio, voglio che lui mi sia di supporto nelle mie dissertazioni di ore su quanto c'è da fare e quanto ci si dia poco da fare. Lui annuisce, ma per me è apatia, io mi arrabbio, lui annuisce, asseconda, io ho un travaso di bile. Vince lui per ko tecnico e io svengo senza forze sul divano.


- e per finire se volete un servizio meteo attendibile su Milano chiedetemi quando decido di andare al cinema all'aperto, è sicuro che ci sarà nubifragio! 

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martedì, 23 giugno 2009

Io non mi abituo Colte per voi nel mio giardino

E' da qualche giorno che ho pagato il biglietto per l'ottovolante emotivo e devo ancora terminare la mia corsa, così l'ebrezza della velocità viene sostituita piano piano dal fastidio per il vento che non mi permette di tenere i miei capelli in ordine, e io ci tengo alla mia frangetta, ora sono arrivata all'ennesimo giro e il fastidio sta lasciando posto alla nausea.




Dalla giostra vedo la Città Giocattolo che assomiglia molto più alla Caverna degli Orrori che trovi sempre in ogni Luna park che si rispetti, non ho mai avuto molta simpatia per questi posti fin da piccola, non avevo voglia di essere circondata da cose brutte, mostri, ragnatele, cose paurose mi annoiavano quando andava bene, sennò iniziavo a pestare i piedi per farmi portare da qualche altra parte. Nell'annuale visita a Gardaland che prevedeva la perlustrazione palmo a palmo di ogni angolo, compresi i baracchini nel villaggio del west oppure la chiesetta bianca, il Castello degli Orrori veniva bellamente ignorato. Figuratevi ora che la città Giocattolo ha assunti i contorni di Castello di Dracula, c'è aria pesante, aria di restaurazione, polvere e ragnatele fitte e fastidiose costruite da ragni grassi e pelosi, ragnatele in cui è facile rimanere impiglati se non te ne liberi subito con decisione e fermezza. Il sole sta piano piano lasciando spazio alle nuvole, sono cupe e pesanti, si sente che c'è pressione bassa nell'aria, ma più che bassa, rasoterra, perchè i nuvoloni ti costringono a volare basso ad aver paura ad alzare lo sguardo. Per non parlare poi dei personaggi che abitano questo Castello degli Orrori, omini senza forma e senza volto, inespressivi perchè senz'anima, programmati a rispondere agli stimoli, pupazzi di gomma dalle facce tristi o arrabbiate, che non sopportano i colori, che considerano la musica inutile ronzio per le orecchie. Oppure donne di plastica dalle espressioni cristallizzate, bloccate dentro le forme che altri hanno stabilito per loro.




I Castelli degli Orrori non mi sono ai piaciuti, preferisco tornare a fare le bolle di sapone, magari con una sparabolle, che sarà il mio autoregalo per il compleanno


Fuor di metafora ecco cosa è successo nella città giocattolo lo scorso week end, mai sentito parlare di opere d'arte censurate?

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lunedì, 27 aprile 2009

Costruire Colte per voi nel mio giardino

Siamo passati direttamente all'autunno senza passare dal via, proprio come quando si gioca a Monopoli, capiti sulla casellina sbagliata, fai il giro del percorso, un tour panoramico di tutti i viali costosi, il tuo viale della Vittoria dovrebbe corrispondere all'estate ma ti accontenteresti pure di una primavera dignitosa. Invece l'acqua cade inesorabile, mulinella perchè squassata dal vento, ci manca solo di incontrare per le strade, deserte, lupi o linci, come nella steppa. Preferisci perciò abbassare la testa, fare spazio tra le occhiaie e le borse di stanchezza accumulata in queste giornate, ti guardi le mani ci sono piccoli segni rossi, quasi invisibili ad un occhio distratto, sono mani che per una volta han lavorato, non ci sei tanto abituata, perchè hai sempre preferito gli abiti del concetto, della fatica della mente, che ogni tanto gira a vuoto, aggrovigliandosi, tessendo a volte maglioni colorati, con intrecci complicati e raffinati, ma che spesso hanno solo al forma di zigzag senza senso.


Arrivare a fine giornata senza forza, la stanchezza fisica, quella bella che dopo una doccia ti riconcilia con il mondo, mugugnare solo, senza parlare e nonostante tutto sapersi capire, impazienti come siamo di vedere la fine di questo puzzle che stiamo componendo insieme, un pezzo lo porto io, un pezzo lo porti tu, io piano piano sto prendendo pezzi del mio personalissimo tetris, fatto di equilibri e di forme più o meno stabili, che son riuscita a incastrare, un pezzo dopo l'altro, a volte con naturalezza, senza forzare, ma il più delle volte ammorbidendo gli spigoli, smussando le asperità per avere la perfezione.Tolgo pezzi e il disegno che ho costruito per me ha sempre senso, però guardo quello costruito anche con i tuoi pezzi, si vede che hai scelto i pezzi migliori, ma anche quelli un po' puntuti, anche io di nascosto li ho portati del resto, sono così belli, così colorati, sono rossi e neri e stanno bene nell'insieme, passa anche a me la carta vetrata, che ci vuole poco a sistemarli.

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sabato, 31 gennaio 2009

Saturday night life Colte per voi nel mio giardino

E' sabato sera, mi si chiudono gli occhi per il sonno, per la stanchezza accumulata in una settimana da apnea prolungata, ho preso il fiato sabato scorso con una telefonata che ha gelato le vene, le sensazioni ben conosciute di impotenza e di paralisi, la preoccupazione, prendersi cura, indovinare la mossa giusta in una partita a scacchi. Poi tutto che si scioglie con una coperta calda di lana, che non soffoca, con lenzuola blu perchè anche quando dormiamo vogliamo cieli blu a ricoprirci, odore di nuvole per i nostri nasi ghiacciati.


L'apnea è proseguita durante la settimana, telefonate, mail, html, oddio non mi si carica l'immagine, controllare contemporanemanete tre caselle di posta elettronica in attesa di notizie, aspettando l'inatteso, sentirsi fare complimenti per una cosa che ti sembra piccola piccola, rimanerci male quando capisci che l'invidia non permette di partecipare alla spartizione della gioia, pensi che è un peccato, perchè è un piatto ricco, ha tante pietanze, profumi, sapori, basterebbe accettare di stringersi un poco per fare spazio a tutti, mangiare meno per mangiare tutti. Preferisci restare lì con la ciotola di riso? Non importa, ecco vedi, c'è un cuscino accanto a me, che non si sa mai.


Quando sono riemersa sono stata investita da parole, parole e parole, e allo stesso tempo da silenzi e mancati saluti, la mela che stavo gustando dopo l'immersione mi è esplosa tra le mani, quando meno me lo aspettavo, per terra ho trovato solo frecce che portavano con sé le parole giudizio, rifiuto e dolore, le raccolgo e le ripongo nella faretra che ho in spalla, e che nonostante i mesi passati pare essere sempre più pesante.


E intanto, anche nel silenzio surreale di un sabato casalingo, sento che qualcuno è al lavoro, cerco di avvicinarmi al cuore, sento due rumori distinti, il battito regolare, che mai si è sentito così forte come in questi giorni, ma poi se pongo bene attenzione, in un angolo, c'è un altro rumore, continuo, che scava e scava e scava...

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mercoledì, 21 gennaio 2009

Winter hymnus Colte per voi nel mio giardino

Indosso maglioni a righe, un colore solo non mi basta, ho bisogno del rosso perchè fa freddo, del blu perchè sogno cieli sereni, privi dei nuvoloni che invece da tempo occupano il mio spazio visivo quando mi metto con il naso all'insù, mi piace il verde che timidamente si fa strada tra i blocchi di neve ghiacciata, tra il bianco che rende tutto piatto e uniforme, ma la vita sotto non muore e si rigernera continuamente e prima o poi fa sempre capolino, anche quando tutto pare immoto. Infine ho bisogno di giallo, di luce, della promessa di incontri, per smontare castelli di carta e torri in cui rinchiudersi e per costruire casette con i mattoncini lego, colorati e componibili, perchè oggi la luce ci piace che entri e inondi tutto, ma domani potremmo avere voglia di un camino.


Riprendo il gusto della solitudine, dopo che la marea ha inondato tutto per qualche tempo, tanto che non c'era posto per sedersi a osservare l'orizzonte infinito e sterminato dei miei pensieri. Ora il mare si è ritirato, mi ha fatto posto, mi sono accomodata, gambe incrociate, note nelle orecchie per farmi compagnia, a volte succede poi che mi sieda al buio, stanza grande, poca gente, solo le luci mutevoli, ora reali ora fantastiche di una lanterna magica, di uno schermo che racconta storie. Ritornare a casa, passare tra silenzi di case tiepide che fumano, soffiare verso il cielo per unire il mio respiro ai fili di vento e allungare il passo per non sentire freddo,   


Riprendo in mano ferri e lana di un lavoro interrotto qualche tempo fa, ricordo che avrei voluto disfare tutto quello che avevo fatto fino a quel momento, mi sembrava inutile, sfilacciato e senza possibilità di finirlo, perchè non avevo i fili giusti e perchè quelli che avevo erano sfibrati dal costante lavorio dei ferri. Ora ho in mano i fili giusti, il disegno pare più chiaro, mentre lavoro sorrido e talvolta sorseggio grappa, altre volte depongo i ferri della lana e consumo, macino lettere su tastiere per costruire tane dove dare asilo a libri che nessuno ha voluto.


Ascolto le previsioni del tempo: moderatamente instabile ma con tendenza al miglioramento.

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sabato, 15 novembre 2008

Melting pot Colte per voi nel mio giardino

Preparo buste, fogli, carta, oh si tanta carta, fotocopie, il toner nero sulle mani che inevitabilmente finisce sulla faccia, novella spazzacamino, chissà se ci sono ancora? Chissà se  mi affaccio alla finestra e li vedo passare sopra la mia testa? Guardo bene, mi bagno occhiali naso e faccia,  piove fuori, il nero si scioglie sul viso, ritorna pulito, lo sguardo forse un po' meno, lenti sporche, visibilità ridotta, nebbia a banchi.



Imbusto il mio futuro, sopra posso scrivere tutto quello che voglio perchè è ancora tutto bianco e immacolato, la possibilità di scelta che dà le vertigini, biscotti zero per cento di grassi, fanno tanto bene dicono, ma poi che gusto c'è? Frollini ripieni di cacao, buoni loro, tanto gusto, meno buoni per la bilancia, la vertigine della scelta, impreparazione, inadeguatezza.



Tesso tele colorate, ho a disposizione tanti fili diversi, cotone, lana, seta, come fare a tenere insieme tutto? E infatti alcune le lascio  a metà, sospese, altre non la completerò, lascerò ad altri il compito di finire il lavoro iniziato, perchè non so come continuare , altre ancora le disferò, forse perchè non mi piacciono più tanto, o forse semplicemente perchè non mi scaldano, l'inverno può essere lungo e io ho bisogno di coprirmi bene, di sentirmi calda e protetta, quando il vento soffierà forte, quando fuori ci sarà freddo.



Mi specchio negli occhi, nelle parole, nei volti di altri, mi scopro a volte sorella nella gioia, consigliera nel dolore, applico teoremi che ben conosco e che ho sperimentato a lungo su di me prima, mi rivedo in ossessioni, in lacrime, vorrei fornire soluzioni soddisfatti o rimborsati.



Tu però prima devi accettarle, sono gratis non temere, il brevetto l'ho già pagato quando è stato il momento, tu devi solo aprire la mani, che ora tieni chiuse a pugno davanti agli occhi, perchè non ti vuoi vedere, perchè la tua vista ti nausea, non serrare le dita, ecco, pollice, indice, medio anulare, guardati, lo vedi? Non sei brutta, hai solo gli occhi un poco rossi, un po' di latte, batuffoli di cotone e tutto ritorna come prima.
Tutto gratis, se non ti piace, ti rimborso.

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martedì, 16 settembre 2008

Il salto Colte per voi nel mio giardino

E alla fine il salto l'ho fatto. Ciò ha comportato grande preparazione fisica e spirituale, ho ponderato, valutato il paesaggio da cui ero circondata, di per sè non aveva nulla che non andava, il clima era gradevole, la vegetazione rigogliosa e rasserenante, ho lasciato un mondo di ricordi dolci, che comunque ho portato con me nello zainetto che ha accompagnato la traversata del precipizio. Ora che ho saltato, ho deposto lo zaino e niente di quello che ho portato con me si è rotto, ho riposto tutto nella scatola delle memorie, insieme ai biglietti dei concerti, alle foto, agli sguardi, alla parole dette e a quelle non dette. Sapere che sono lì mi rassicura e so che nulla andrà perso, anche se forse per il momento è meglio che riposino e che prendano confidenza con gli altri ospiti della scatola, anche perchè il posto è affollato ed è facile fare amicizia, così di certo non soffriranno la solitudine.

Ricordo che quando ho deciso di saltare non ero sola, mani, sguardi, sorrisi e parole mi hanno incoraggiato e spinto, mi hanno aiutato a preparare con cura la rincorsa, perchè si sa, dalla rincorsa dipende tutto, lo slancio che prenderai per saltare, la direzione giusta, come atterrerrai, il fiato, perchè la respirazione è importante, dunque respiri profondi, per assaporare e instillare dentro i polmoni l'aria nuova che mi aspettava e rilasciare la tensione, la paura,folle, che poteva bloccare improvvisamente le gambe, proprio nel momento dello stacco.

Il passaggio da un lato all'altro del burrone, è durato poco, il tempo di un respiro, di un lacrima che è volata via e rimasta al punto di partenza, adagiata sull'unico fiore che si affacciava sul precipizio, l'ho lasciata andare, senza voltarmi indietro neppure per un attimo, con lo sguardo e il pensiero rivolto costantemente diritto, davanti a me. Forse l'atterraggio poteva andare meglio, sono un po' ammaccata, ho ancora qualche scheggia infilzata da qualche parte, ma con il tempo, forse, si staccheranno da sole, inutile provare a toglierle, ci ho provato, il risultato che ho ottenuto è solo quello di spingerle più in profondità. Mi guardo le gambe e le braccia, hanno qualche botta in effetti, me le sarei potute risparmiare se solo le persone su cui contavo, e che dovevano preparare il momento dell'arrivo ci fossero state, anziché lasciare quello spazio desolato, pieno di spazzatura e arbusti, di pezzi di vetro spigolosi e appuntiti.

Ma il salto è fatto, ora mi godo il nuovo paesaggio che ho intorno, è così ricco e pieno di belle cose che è facile rimanere frastornati e disorientati, ma poi in mezzo a tanta bellezza uno sguardo mi fa sentire subito, di nuovo, a casa.   

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mercoledì, 11 giugno 2008

Chicken and kitchen Colte per voi nel mio giardino

C'è stato un periodo nella mia carriera di donna o meglio di giovane ragazza alle prese con le cose che una donnadeveassolutamentesaperfare in cui mi dilettavo tra i fornelli spesso e volentieri, cucinare diventava una specie di surrogato affettivo con cui esprimevo ad amici, vicini parenti e conoscenti che il mio amore per loro anche se non lo esprimevo a parole c'era ed era riconoscibile, nelle zucchine alla salvia per esempio, ma anche nella torta salata di patate e brie, per non parlare poi delle palline di cioccolato e cocco, vero tripudio di calorie e amore cosmico, quando le cucinavo i destinatari potevano essere certi del mio ammmore forte e incondizionato. L'edicola era visitata solo per prendere riviste culinarie, mi riempivo la borsa di "Sale e pepe", "Cucinare bene", e quando andavo da mia zia rubavo impunemente e senza che lei se ne accorgesse le sue collezioni di "Cucina italiana", che venivano buone quando proprio volevo strafare e lasciare tutti a bocca aperta (o forse è meglio dire chiusa altrimenti come si fa a masticare?).   

Poi lo shock affettivo cui venni sottoposta azzerò qualsiasi predisposizione a tutto ciò che poteva essere messo nella categoria "cose che una donnadeveassolutamentesaperfare", cucinare deliziosi manicaretti non bastava per esprimere l'ammore cosmico e neanche le pallette di cioccolato e cocco riuscivano a fare più il loro dovere. Ho attaccato mattarello e scolapasta al chiodo, anche il set di manopole, grembiule con pettorina floreale che mi ero comprata per le occasioni importanti giace ancora oggi abbandonato negli armadi di mia madre che custodiscono la dote per le sue scellerate figlie, che forse preferirebbero un pinguo vitalizio in banca, piuttosto che lenzuola, asciugamani cifrati, centrotavola all'uncinetto.

In questi giorni di solitaria vita casalinga mi sono rimessa a sperimentare, cucinare, tagliare, affettare, pesare e soppesare, inveire perchè in casa mia non si trova mai niente e si vede che manco da un po' troppo tempo... cazzo non c'è neanche il pepe! Ecco vorrei rassicurare tutti che per il momento non è ancora morto nessuno e anch'io godo di ottima salute, tranne quando mangio panini unti e patatine fritte innaffiate da birra ghiacciata, proprio quando fuori non c'è esattamente clima da tropici, va beh questa è però una delle cose che una giovane "donnadevesapereassolutamentefare", gestire sbronze con classe. 

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Calibro 35, Paolo Benvegnù, Cesare Basile, Feldmann, Tara Jane 'O Niel, Mirah, Amor Fou, Miami 2009, Il Paese è reale Piazza Duca d'Aosta Mi, Ennio Morricone,La notte della tempesta, Le blanche alchimie, Calibro 35, Jet, Dente, Amor Fou

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Leggere, fare passeggiate, la montagna, un bicchiere di rosso con gli amici, la MUSICA, il cinema, il teatro, l'arte, i libri compagni di sempre, tutto ciò che è bellezza, le piccole cose di pessimo gusto

L'ignoranza (quella supponente), la prepotenza, l'ambiguità, la slealtà, la cattiveria gratuita, gli estremismi qualunque essi siano, la violenza delle parole e dei gesti, il disfattismo e il fatalismo. Poi cose innocue come i libri di Baricco, il metal, i neomelodici e Gigi d'Alessio, ma anche Nek, Biagio Antonacci, la Pausini e tutta quella gente lì.

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Il Dr.Psycho dice che sono uno pseudopodo di macrofago
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