- .:Questa insicurezza nei rapporti, la sistemerò quando avrò i capelli corti:.;">
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.: Strawberry Fields :.



Una piccola cosa, apprendista donna, cocciuta e a volte devo dire un pò incazzosa, tremendamente idealista che nonostante le brutture di questo pazzo mondo malato crede che si possa ancora cambiare rotta... o forse no! Insomma una come tante che non aspira a essere speciale o a essere incompresa... Dimenticavo... ultimamente ho scoperto di essere vittima della sindrome di Peter Pan nonostante la mia veneranda età!

...astenersi perditempo

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A.a Vv.-Il paese è reale
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mercoledì, 16 dicembre 2009

Mentre tutto scorre Colte per voi nel mio giardino

Puff, pant, tolgo un po' di sudore dalla fronte, mi tolgo gli scaldamuscoli, inspirare ed espirare, ahhhhh, uffffff, ahhhhhh, uffff, pant... credo di avere concluso la maratona invernale 2009. Vedo una panchina, è coperta dalle foglie secche, gialle, rosse, i colori dell'autunno, le sposto e sotto un sottile strato di brina rende la seduta quasi di cristallo, la consistenza dell'inverno che puntuale è arrivato. Mi fermo solo un poco, mi siedo giusto quel che basta per prendere fiato, per lasciarmi portare via dai pensieri, è troppo che non lo faccio, è troppo che sono dedita al fare e poco al pensare. Non che la cosa mi sia dispiaciuta, i risvolti si sono rivelati decisamente interessanti: umore sull'incazzato andandante di default, adrenalina a mille senza utilizzo di psicofarmaci, droghe o loro derivati (aka R*edbull), caffè quanto basta per essere sempre lucida, nicotina ingerita, assai.




Certo il fisico ne ha risentito, l'osso sacro pulsa per le ore passate alla scrivania a scrivere, il respiro ogni tanto si trasforma in silenti rantoli, lo stato emotivo è ormai reso ancora più precario dalla stanchezza, cosa che diviene palese quando prima di andare a letto metto accanto a me un simpatico pupazzetto a forma di mucca senza nome ancora, che mi fa compagnia mentre leggo le mie quotidiane pagine della buona notte. Giusto perchè ci tengo alla mia lucidità mentale e al mio famoso equilibrio.




A parte questo navigo a vista, mi lascio percorrere dalle correnti, instabili e vorticose in alcuni momenti, placide e lente in altri, cerco di non porre resistenza, gli argini che ho posto per contenere il fluire delle cose sono solidi e non crolleranno facilmente, tuttavia si lasciano consumare dal fluire discontinuo, prendono forme nuove pur mantenendo i tratti originari, Come dire, vedersi nuovi solo perchè cambiamo il punto di vista, o forse perchè mi guardo attraverso la lente di un caleidoscopio, più che attraverso una lente di ingrandimento.




Infilo il mio naso all'insù dappertutto, fiuto le novità anche se sono lontane, forse più che all'insù il mio naso somiglia a quello del cane da tartufi, mi lascio cogliere di sorpresa, lo stupore come bevanda energizzante, un bicchiere al giorno e posso sollevare il mondo. Ma forse non è necessario arrivare a così tanto, mi basta avere in borsa una sparabiscotti con 20 formine diverse, oppure la bambola voodo portastuzzicadenti per sorridere anche in mezzo alla baraonda pre-natalizia, questo per dire che un giro al reparto casalinghi della R'inascente può cambiarti la giornata in meglio. E' vero, a volte mi accontento di poco, e spesso succede che così godo di molto.

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martedì, 20 ottobre 2009

Eleonora da Voghera Colte per voi nel mio giardino

Ok alla fine ho ceduto, anche se mi pensavo di trovare il layout della barra di comando di splinder pucciosa,azzurrina e verdolina, come mi era parso di intravedere in mattinata. Invece sono qui con il solito layout, con la solita barra degli strumenti, insomma con le solite cose, ma dato che sto ballando, facciamoci questo giro con magari anche un bell'inchino finale.




Non sono giornate facili, dichiariamolo fin dall'inizio, così uomo/donna avvisato/a mezzo/a salvato/a e potete risparmiarvi la lettura del resto, che sarà composto da lamentele rivolte all'universo stellare e interstellare, progetti di distruzione universale, alternati a buoni propositi e dichiarazione d'amore per l'umanità tutta. In effetti essere bipolare può essere molto stancante e impegnativo fisicamente, specie in quei certi giorni che le giovani donne devono affrontare con cadenza mensile. Stancante, perchè ti può succedere che mentre apparecchi la tavola, metti male una forchetta, oppure scopri che i piatti grandi che ti piacciono tanto sono prigionieri della lavastoviglie, e fin qui sembrerebbe tutto normale. La tragedia è dietro l'angolo, però, quando viste queste mancanze, qualcuno benevolmente le fa notare alla sottoscritta. Le luci si spengono, si alza un'aria gelida, i lupi ululano, gli occhi si appannano e da quel momento il dramma ha inizio, sono lacrime, parole sconnesse, tende che crollano perchè ci si aggrappa come  novelle Eleonora Duse. Insomma il repertorio è quello ormai celeberrimo della drama queen che dorme sopita da qualche parte nell'inconscio. Ma d'altra parte ho studiato duramente, mi sono applicata per avere quella parte, e la concorrenza era veramente agguerrita, per cui non sarà facile rinunciarvi così facilmente.




I libri, i film ci raccontano di quello che succede quando il dramma si dispiega in tutta la sua forza, quando il viso si deforma in una maschera orribile e inguardabile, quando il cervello si avviluppa su se stesso in un loop infinito, quando scientemente si decide di stare da soli e di essere soli, contro ogni evidenza. Meno noti sono i postumi del giorno dopo, dopo essersi ubriacati di pessimismo comisco e inebriati con il nettare della catasfrofe, le conseguenze sono quelle di una sbronza: mal di testa, occhi pesti e gonfi, spossatezza e nausea, accompagnato tutto questo da una disposizione d'animo di assoluto e incodizionato benevolenza nei confronti del mondo: la marmellata che mangi tutte le mattine con il broncio da sonno  la trovi meravigliosa, il cielo grigio è bello lo stesso perchè fa tanto autunno, la voglia di rinnovamento è pressochè totale, per cui via le lenzuola a lavare e mettiamone nel letto di pulite e profumate, via anche le salviette, mettiamo a posto gli scontrini, facciamo ordine, puliamo. La Duse lascia il palcoscenico la casalinga di Voghera, parte per cui si studia fin da piccole, ma a cui spesso io rinuncio volentieri.

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martedì, 01 settembre 2009

Impressioni di settembre Colte per voi nel mio giardino

Il vero capodanno della società nostra tutta, c'era un tempo in cui il primo settembre voleva dire fabbriche che aprono, strade che si riempiono, i servizi del tg1 che vanno a riprendere i musi lunghi degli operai di Mirafiori,  tutti gli anni lo stesso servizio, si potrebbero comparare i filmati delle varie epoche per vedere che tutto è rimasto uguale e immutabile, ma forse no, forse di immutabile rimangono le solite domande idiote dei giornalisti, le abbronzature/souvenir dell'estate e i sacchetti in mano con gli effetti personali per avere un pezzo di casa al lavoro. Queste  sono le cose rimaste immutate, perchè forse oggi a Mirafiori di gente ce ne entra qualche migliaio in meno.


Ricordo quando da bambina con il primo di settembre tiravo un sospiro di sollievo, che l'estate volgeva al termine, che finiva il mio periodo di clausura insieme a mia nonna, perchè finalmente i miei amichetti e amichette tornavano dalle vacanze, perchè in famiglia le vacanze erano a luglio, meno gente in giro, prezzi più bassi. Il pragmatismo dei miei ogni anno provocava nella sottoscritta piccoli e sottili traumi da abbandono degli amici, proprio quando i gruppi si consolidavano e si facevano grandi progetti di pomeriggi in bicicletta, di bagni nei fontanili, di flirt innocenti e sognanti. E niente di tutto questo invece, valige, secchiello e paletta per mia sorella, per me qualche libro, crema solare e il conto alla rovescia per tornare a casa il prima possibile. L'odio verso l'estate in età infantile di contro ha provocato e suscitato in me l'amore per le mura scolastiche, per lo studio e la socializzazione, per l'odore di plastica delle copertine dei libri, per le pareti arcobaleno dei supermercati dove stavo ore imbambolata a osservare, valutare e desiderare di ospitare nei miei astucci (certo uno per le penne, uno per pastelli e uno per i pennarelli) il signor G*iotto, ma anche i signori F*aber C*astell, il signor F*ila, che poi non mi si dica che non ero ospitale. L'unica differenza tra l'io bambina e l'io adulto è che ormai non devo più aspettare l'inizio della scuola per aprire le porte degli astucci a nuovi ospiti a colori, ogni momento, ogni stagione è buona per dare ospitalità. 


Deposti i panni della scolaretta ora settembre rappresenta il mese dei propositi, perchè alla fine questo è il vero capodanno non quello di dicembre che rappresenta piuttosto una piacevole pausa al logorio della vita moderna. Chessò potrei dire che mi piacerebbe fare attività fisica, che vorrei andare una volta alla settimana al cinema e un po' di più a teatro, che vorrei stare più accorta nell'abbinare gli accessori e curarmi di più, cose leggere, cose frivole insomma, perchè per i propositi veri... beh quelli sono ancora davanti alla parete del supermercato come quando ero bambina, bocca spalancata, il desiderio di volere tutto, la consapevolezza di dover scegliere.   

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lunedì, 03 agosto 2009

Tempo alle mie voglie Colte per voi nel mio giardino

L'estate mi concede una pausa, passiamo mesi a desiderare sole, luce, il caldo ad avvolgerci dopo mesi di buio, freddo, e poi quando si ha quello che si desidera, quando riassumi il tuo guardaroba estivo che avevi mandato in aspettativa con una lacrimuccia, perchè ai maglioni preferisci i vestitini leggeri e i colori, le righe delle magliette da bimba che tanto ti piacciono, l'umidità e il caldo soffocante ti fanno rimpiangere lana, lana cotta e pure cruda, i termosifoni presso i quali ti spalmi quando fuori il vento soffia e urla la bufera (cit. chi la coglie è bravo).




Reagisco con l'idiozia al pensiero di mani piccole e piene di vene in evidenza che cucinavano i pasticci di patate e prosciutto, agli occhi azzurro cielo che mi hanno visto bimba e poi ragazza e poi ancora ragazza (perchè pensarmi adulta mi fa strano), a tutto quel mondo infantile che con lei se ne è andato definitivamente, ma lei tanto mi ha promesso che ora da lontano ci guarda lo stesso e in fondo a me va bene così, che sei occhi vedono meglio che quattro.




Finalmente mi posso comprare la maschera per i capelli perchè il sant'omino della caldaia ha fatto la grazia e dopo due ore di rosari snocciolati alla mia assonnata ma vigilante presenza, ci ha ridonato l'acqua calda, quindi potrò dare di nuovo ai miei capelli lucentezza e vitalità come ci è promesso negli spot, perchè fino a stamattina l'unica vitalità di cui mi potevo preoccupare era quella della mia persona quando veniva investita dal getto gelato della doccia. Che poi ogni tanto va bene pure per schiarirsi le idee, per riattivare la circolazione e tutte quelle cose che di solito si dice, però il pensiero del piano B sempre pronto all'occorenza è rassicurante di suo nella vita, figuriamoci sotto la doccia.




Ho bisogno di assecondare le mie voglie, per cui leggo in ogni dove, sui bus, tram e metrò, luoghi preposti alle sessioni di lettura più proficue, a letto appena sveglia e prima di addormentarmi, funziona un po' come lo Xanax su di me, i sonni sono più tranquilli e i sogni solo in tecnicolor, vado a pescare persone dal passato e le inserisco nelle storie che leggo, per esempio in questo periodo il set è Milano, la mala, sparatorie, storie di usura, denti di narvalo conficcati in gola, insomma paesaggi rassicuranti e concilianti. Altre volte le fonti dei miei sogni sono cose banali tipo una maglietta riemersa da un cassetto con il logo di un pezzo di vita passato e che vorrei reincontrare. L'inconscio lavora e mi spadella un sogno che più realistico non si può, con tanto di dialoghi, sfondo musicale, tutto annotato parola per parola appena sveglia. Magari un giorno cerchiamo di dare seguito a questo sogno, per oggi mi limito a dare sfogo ad altre voglie, che contemplano un tour al Libraccio posto pericolosamente vicino a casa e al negozio solito delle C*amper, quello con le commesse simpatiche, a voi indovinare di quale si tratta.* (l'indovinello è riservato ai residenti-conoscenti Milano e limitrofi)  




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lunedì, 13 luglio 2009

Lost in translation Colte per voi nel mio giardino

Mi perdo spesso, in continuazione, perdo persone, perdo oggetti, stamattina per esempio esco di casa, borsa leggera ma non ci faccio caso, avevo fatto pulizie giusto l'altro giorno, sono quasi arrivata alla metropolitana, tic.... tac.. il tempo scorre e ho un bus che mi aspetta, che poi è un modo di dire, perchè tante volte mi sono trovata sulla banchina di attesa sventolando fazzoletti, per lo più bianchi, per salutare il signor autista che si allontanava sul suo cavallo d'acciaio. Ecco in tema di perdite stavo per perdere il filo del discorso, un attimo che mi chino a raccoglierlo, che è sotto la sedia, ecco ripreso, dicevo borsa leggera, possibilità di ritardo, la control freak che c'è in me per una volta mi salva e prima di scoprire l'inevitabile scopro il vero motivo della borsa leggera, ovvero la totale e inconfutabile assenza del signor portafoglio. Panico, terrore, tremarella alle gambe si impadroniscono di me, tempo due secondi, che sembrano due ore, e sono già giù dal tram, di corsa a saltare su quello che sta arrivando in direzione opposta, schivando il tram in partenza, le macchine in arrivo, i ciclisti kamikaze. Arrivo a casa, sicuramente il pullman è andato, ma il portafogli è sano e salvo che occhieggia dal tavolo, sempre detto borse con apposite tasche richiudibili e non la borsa blob che mi porto appresso. Così ho trovato anche un'ottima scusa per sublimare il mio senso di colpa da post "giro per saldi", trovando un motivo valido (perchè è valido) per rintuzzare il "sale tour".


Ci sono poi le perdite più importanti, mi è capitato di perdere me stessa per esempio, di scordare per un attimo, ma quanto è stato lungo però, che quando ascolto Rue des Cascades di Tiersen mi passa la malinconia, di scordare quanto è bello frignare sulle spalle degli amici che ti strizzano per bene di tutte le paranoie per restituirmi alla vita con scritto in fronte la parola leggerezza; di dimenticare le piccole strategie di sopravvivenza che tengono lontani i draghi che mi portano su territori impervi e sconosciuti, che mi impediscono di sorridere ai piccoli imprevisti della vita, ma solo perchè io glielo lascio fare. Del resto non sono stata mai granchè come guida in montagna, ero una creativa anche nel trovare i sentieri che ci portassero alla meta sani e salvi, prima che finisse l'acqua calda per la doccia nel rifiugio, ogni tanto smarrivo le bandierine rosse e bianche ed eran si gran problemi, oggi forse non succederà più perchè ho lasciato dietro di me segni sicuri, ora sono le molliche di Pollicino, ora sono alberi robusti che non posso confondere con nessun altro, magari mi perderò ancora, magari l'acqua calda sarà già finita una volta arrivata, ma alla fine mi ritroverò sempre. 


         

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lunedì, 06 luglio 2009

Casi ciclici Colte per voi nel mio giardino

Mi sembra di essere un criceto su una bella ruota girevole, tanta corsa, tanto moto, però sono sempre al punto di partenza, sono sudata e appiccicosa, devo fare due docce al giorno e lo shampoo ultradolce mi ha reso i capelli una verammerda, quindi direi sotto con i consigli per non arrivare a fine estate con un principio di calvizie. Perchè poi mi viene tristezza, come ieri sera mentre guardavamo Valerio Mastrandea e Valeria Golino al cinema e quello che ci veniva da notare era: "Guarda Mastrandrea com'è invecchiato, c'ha pure pochi capelli". Insomma non sono cose belle da dire e da pensare e io non sopporterei che gli altri pensassero questo di me.


Detto questo ci sono stati diversi eterni ritorni:


- il misunderstanding come sport nazionale più praticato dopo il calcio, forse è diventato disciplina olimpica e non sono stata informata. Poi succede come sempre che sto davanti al portatile, che in questo periodo fa da scaldavivande, bestemmiando, scrivendo mail infuocate di risposta, scrivo due parole, le rileggo, mmm no troppo forti... però certo se le meriterebbe tutte e anche qualcosa di più... massì scrivo e gliene dico quattro... e se poi lei risponde rischiamo di andare avanti una settimana e io ho un sacco di cose da fare: un corso da frequentare fichissimo e pagato dall'azienda, shopping per i saldi, pensare, pensare i ordine sparso a cose sparse... no aspetto di vederla e gliele canto tutte... ok ma devo cancellare prima che il touchpad traditore faccia partire la mail... e non sarebbe bello. Così un silenzio indeciso si può trasformare in silenzio sdegnoso, e la cosa fica è che la destinataria non lo saprà mai, meglio il piatto freddo della vendetta, che non puzza e rifresca, che sedersi sulla riva del fiume, che i cadaveri con il caldo fanno puzza. 


- un altro gradito ritorno sono stati gli sbroccamenti della sottoscritta, frutto delle visioni catastrofiche sul micro che poi interessa il macro, perchè vari livelli di fraintendimento diventano il segno che la fine del mondo è vicina. La cosa divertente è che poi mi incazzo con il poveretto che ha scelto di sopportarmi, perchè, perdio, voglio che lui mi sia di supporto nelle mie dissertazioni di ore su quanto c'è da fare e quanto ci si dia poco da fare. Lui annuisce, ma per me è apatia, io mi arrabbio, lui annuisce, asseconda, io ho un travaso di bile. Vince lui per ko tecnico e io svengo senza forze sul divano.


- e per finire se volete un servizio meteo attendibile su Milano chiedetemi quando decido di andare al cinema all'aperto, è sicuro che ci sarà nubifragio! 

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martedì, 16 giugno 2009

I puntini sulle i Colte per voi nel mio giardino

Troppo affaccendata su altri social netuorc per aggiornare il blog? Troppo presa dai pensieri per fermarmi e fare il punto? Massì allora facciamo il punto anzi facciamo i punti. Ho sempre desiderato fare un post per punti, vediamo come esce potrebbe essere la moda di questa estate 2009.




- ho peccato di arroganza e sono stata punita, disarcionata dal mio cavallino nuovo di metallo (mica una moto che pensate? una bicicletta). Ho pensato nell'ordine a: amputazione del braccio sinistro che non riuscivo a muovere, amputazione del braccio del barista del bar in cui sono entrata a mendicare un po' di disinfettante e che mi ha proposto alcool puro. No, non scherzo, avete presente quella simpatica bottiglia dal color rosa big babol? Ecco, credo di avere ancora ben impresso nella mente tutto il firmamento comprese galassie sconosciute che aspettano ancora un nome, la visione si è palesata mentre disinfettavo ferite varie ed eventuali, sotto lo sguardo indifferente di proprietari e avventori, e poi dicono "Italiani brava gente". Da ultimo ho pensato anche all'imputazione del braccio della farmacista cui mi sono rivolta per trovare conforto, che non solo non mi ha medicato, ma mi ha proposto di comprare delle salviettine disinfettanti, che io, al colmo dell'avvilimento, ho supinamente comprato. Siccome talvolta questo blog ha la pretesa di dare anche indicazioni utili, ecco il consiglio per i (non acquisti): cercate di non cadere dalla bicicletta in corso san Gottardo, potrebbe esservi fatale, vista la cordialità degli esercenti della zona.




- sono particolarmente sconclusionata in questo periodo, agende e agendine per fissare appunti e appuntamenti giacciono in borsa abbandonate, prendo cattive abitudini, tipo segnarmi le cose sulle mani, poi succede che sudo, l'inchiostro si squaglia e non riesco più a leggere niente. Allora provo a tenere a mente le cose da fare e dire, sono così tante che poi la testa diventa incredibilmente pesante e cado in narcolessia, improvvisa e devastante. Sarebbe bello come in un film paurosissimo di Cronenberg, avere una porta usb, magari nel rene, per svuotare il disco rigido contenente informazioni e ricordi. Che poi un film... tutti i film di Cronenberg a mio parere sono paurosissimi, io ho fatto gli incubi con "La zona morta", vi lascio immaginare cosa succede quando capita di vedere gli altri suoi film.




- mi hanno detto che non si capisce molto quando scrivo, sono troppo ermetica, mi oppongo fieramente a questo rimprovero, poi mi rimetto a leggere l'archivio dei post passati e in effetti non ci capisco niente neppure io. Faccio spallucce, si vede che non era importante, oppure do la colpa alla mia gemella schizzoide. 




Potevo fare a meno di fare un post per punti, si.    

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martedì, 05 maggio 2009

Esercizi di respirazione Colte per voi nel mio giardino

Penso che finchè durerà il martedi l'orario continuato e io sarò  sola nell'immenso vuoto che c'è (please letto o recitato senza spazi e tutto d'un fiato), cercherò di far fruttare il tempo, non portandomi avanti con il lavoro, che devo sempre trascinarlo a forza con me, non informandomi su utili siti di quotidiani, che poi ormai, se leggo R*epubblica o il C*orriere che differenza c'è chessò con C*hi o O*ggi? Che poi a ben vedere il formato di questi due ultimi settimanali è estremamente più comodo e trasportabile della noiosa e sporcante carta dei quotidiani. Decido di dedicare questo tempo, quando l'abbiocco bussa prepotentemente alle occhiaie, ehm no volevo dire agli occhi, per prendere qualche appunto su quello che accade a me e dintorno, che di cose ne avrei da raccontare.


Per finire il puzzle ormai mancano pochi pezzi e con il cartone prodotto in queste settimane potremmo provvedere alla ripiantumazione di tutta la Foresta Nera, con annesse parti della Foresta Amazzonica, noi siamo molto felici quelli dell'Amsa un po' meno.


Bere acqua dai rubinetti di Milano non è attività da potenziale suicida come pensavo, bensì utile attività a "impatto zero" e che al limite impatta sui  reni, sottoposti a un'intensa attività che può sol giovare alla ritenzione idrica. Insomma era la perfetta scusa per ritornare alle bottiglie di vetro trasparente (Ikea ovviamente), guardo l'etichetta, urla di stupore e bocca a uovo: "ooooohhhh, Made in Italy", per una volta agli svedesi abbiam bagnato il naso, però le loro polpette rimangono insuperate.


Tutto è nuovo in questo periodo, mi creo piccoli riti e abitudini, vedere il copriletto blu teso, il letto fatto, i cuscini al loro posto mi dà soddisfazione, mangiarmi yogurt e cereali al mattino appoggiata alla finestra aperta, il cielo azzurro sopra e il sole che massaggia il collo, inspirare serenità espirare dolcezza. Poi ci sono le passeggiate naso all'insù e occhio attento per scoprire nuove strade e scoprirti pure tu un po' di diversa da come ti pensavi... o forse, da come ti raccontavi.     

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lunedì, 27 aprile 2009

Costruire Colte per voi nel mio giardino

Siamo passati direttamente all'autunno senza passare dal via, proprio come quando si gioca a Monopoli, capiti sulla casellina sbagliata, fai il giro del percorso, un tour panoramico di tutti i viali costosi, il tuo viale della Vittoria dovrebbe corrispondere all'estate ma ti accontenteresti pure di una primavera dignitosa. Invece l'acqua cade inesorabile, mulinella perchè squassata dal vento, ci manca solo di incontrare per le strade, deserte, lupi o linci, come nella steppa. Preferisci perciò abbassare la testa, fare spazio tra le occhiaie e le borse di stanchezza accumulata in queste giornate, ti guardi le mani ci sono piccoli segni rossi, quasi invisibili ad un occhio distratto, sono mani che per una volta han lavorato, non ci sei tanto abituata, perchè hai sempre preferito gli abiti del concetto, della fatica della mente, che ogni tanto gira a vuoto, aggrovigliandosi, tessendo a volte maglioni colorati, con intrecci complicati e raffinati, ma che spesso hanno solo al forma di zigzag senza senso.


Arrivare a fine giornata senza forza, la stanchezza fisica, quella bella che dopo una doccia ti riconcilia con il mondo, mugugnare solo, senza parlare e nonostante tutto sapersi capire, impazienti come siamo di vedere la fine di questo puzzle che stiamo componendo insieme, un pezzo lo porto io, un pezzo lo porti tu, io piano piano sto prendendo pezzi del mio personalissimo tetris, fatto di equilibri e di forme più o meno stabili, che son riuscita a incastrare, un pezzo dopo l'altro, a volte con naturalezza, senza forzare, ma il più delle volte ammorbidendo gli spigoli, smussando le asperità per avere la perfezione.Tolgo pezzi e il disegno che ho costruito per me ha sempre senso, però guardo quello costruito anche con i tuoi pezzi, si vede che hai scelto i pezzi migliori, ma anche quelli un po' puntuti, anche io di nascosto li ho portati del resto, sono così belli, così colorati, sono rossi e neri e stanno bene nell'insieme, passa anche a me la carta vetrata, che ci vuole poco a sistemarli.

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lunedì, 20 aprile 2009

Heart frames Colte per voi nel mio giardino

Catapultata da un aereo che non voleva arrivare mai, ritorno alla vita di tutti i giorni, o quasi, perchè dopo certi viaggi un pezzettino di cuore lo lasci dove sei stata e alle persone che hai incontrato, come Pollicino, lui lasciava minuscoli pezzi di mollica per ritrovare la strada, io lascio pezzi di cuore, minuscoli ma neppure troppo, li ho lasciati in buone mani, per cui quando ritornerò li troverò e potrò tracciare nuove mappe per ritrovare tutto quello che ho cercato di fermare ma è scivolato via, per la fulmineità con cui si è presentato e se ne è andato subito dopo. Scorci di vite che noi da quassù non possiamo neppure immaginare, i visi dei bimbi dietro i banchi del mercato che contrattatono e consigliano come fossero navigati commercianti, troppo seri per un'età che dovrebbe essere fatta solo di gioco e spensieratezza, di trottole colorate con cui esplorare i marciapiedi e le vie, e non semplicemente un oggetto come tanti da piazzare nelle mani dell'avventore di turno.




Ci sono frammenti sparsi lungo il mare, arrabbiato anche lui e scuro per il sole che si lasciava desiderare, occupato com'era a  giocare a nascondino con le nuvole, pure loro dispettose, intente a scaricare la loro umidiccia mercanzia sulle nostre teste. ma che ritornava subito sorridente non appena il cielo ritornava azzurro, oppure quando la luna riusciva ad accarezzarlo e a pacificarlo.




Poi ci sono frammenti che ho scambiato con un paio di occhi con cui ho visto case, vie, palazzi che mi osservavano come vecchie dame stanche e un po' lascive, poco propense a lasciarsi fotografare dalla mia macchinetta, ma troppo vanitose per dirmi "No grazie". Occhi che portavano con sè l'amarezza e la nostalgia per quei luoghi tanto amati e con cui tanto tempo fa si è deciso di non scendere più a patti, occhi che cercano altri luoghi da amare, forse non alla stessa maniera ma sicuramente con la stessa intensità. 




Quei frammenti non interessa riaverli indietro, non interessa ritrovarli, perchè non sono andati persi, perchè sono stati regalati.   

balenato da elesole
11:48 / p-link / real life, feel, journey / commenti (2)

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