- .:Questa insicurezza nei rapporti, la sistemerò quando avrò i capelli corti:.;">
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.: Strawberry Fields :.



Una piccola cosa, apprendista donna, cocciuta e a volte devo dire un pò incazzosa, tremendamente idealista che nonostante le brutture di questo pazzo mondo malato crede che si possa ancora cambiare rotta... o forse no! Insomma una come tante che non aspira a essere speciale o a essere incompresa... Dimenticavo... ultimamente ho scoperto di essere vittima della sindrome di Peter Pan nonostante la mia veneranda età!

...astenersi perditempo

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lunedì, 29 dicembre 2008

Sensibile Colte per voi nel mio giardino

Non è che non ci sia nulla da scrivere, anzi, le giornate scorrono placide e tranquille, mi sto riposando e riprendendo dalle fatiche annuali, faccio regolarlmente flebo filmiche, almeno una volta al giorno, complici le classifiche di fine anno, che magari possono sembrare scontate e noiose, ma che per me stanno diventando preziosa fonte per tirarmi in pari musicalmente, librariamente e filmicamente con il 2008. Tuttavia ho come l'impressione che quando leggerò, vedrò, dirò, lettera e pure testamento quello che scrupolosamente annoto sulla mia agendina, sarà già finito il 2009, ma sto tranquilla e da brava lumachina faccio provviste per questo inverno rigido.


Mi scopro esageratamente sensibile a quanto vedo e sento, leggo libri sull'ex Ddr e mi sento in colpa, di certo non una novità per me, mi sento in colpa per l'estate di due anni fa, a Berlino, quando da brava finto vetero-comunista andavo in giro per la città a caccia di reperti del Mauer, comprando spille nostalgiche da mettere sulle borse, da mostrare orgogliona (perfetta crasi di orgogliosa e cogliona, quando ho tempo dovrò metterla come voce su Wikipedia) agli amici, perfetto corollario visivo per i racconti su una città che porta ancora con sé le cicatrici della storia e che suo malgrado non riesce a consegnare alla storia le sue vicissitudini. Mentre gli occhi fanno scorrere parole di separazioni, di affetti disgregati dalla separazione forzata, di gioventù annullate, di fughe forzate, di ferite negli animi che non riescono a rimarginarsi, dell'ottusità che proviene spesso dalla fede cieca e senza intelligenza. Devo chiudere il libro per riprendere fiato, mi sento piccola e stupida, vado a cercare la borsa delle spille e tolgo i cimeli, per riporli in un cassetto, lontano dalla vista mia e degli altri, facendo ammenda per la mia superficialità.


Mi sento come una spugna, assorbo tutto e velocemente, rilascio poco, accumulo, accumulo, accumulo, facendo fatica a condividere tutto quello che sento e provo, riverso l'intero contenuto dell'anima in sogni che parlano di abbandono, di perdita dell'orientamento, di umiliazioni. Talvolta l'attività onirica non basta e il disagio che sale alla gola vedendo in una sala buia immagini di camere a gas, di bambini dal pigiama a righe,sdentati e rasati, si sfoga nel silenzio di un bagno per non disturbare nessuno.


Scrivevo da qualche parte che il 2008 è stato un anno vorticoso, carico di cambiamenti, di scelte per nulla facili, di spine che fanno fatica a togliersi, ho pezzi di me ancora sparsi in giro, che il 2009 sia l'anno per riparare fili spezzati, per ricomporre questo puzzle.

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martedì, 16 dicembre 2008

All these things Colte per voi nel mio giardino

Mi riprometto sempre di non lagnarmi, di non lamentarmi, è un tale spreco di energie, così poco elegante e aristocratico. E' morto Caracciolo, leggevo in pausa pranzo, famelica perchè il tempo è sempre contato, la sua storia, guardavo le foto, alto e longilineo, le mani lunghe, gli occhi chiari incorniciati da due sopracciglia folte e candide come la neve. Uno che, insomma, trovava le barzellette di B*erlusconi noiose e il suddetto, persona priva di fascino e spessore. Questo per dire che sempre i migliori purtroppo se ne vanno.








Ovviamente i giornalisti si sono sbizzarriti nell'agiografia di questo "editore fortunato" come era il titolo di un libro dedicato alla sua figura, dipingendolo sul letto di morte, preda di mille malanni e infarti ma sempre composto, curioso di quello che gli accadeva intorno perchè lamentarsi, anche se per questioni di salute, lo trovava poco elegante e poco rispettoso nei confronti dei propri interlocutori. Chiudo il giornale, anzi giro pagina, articolo di Savater sul tempo che diceva più o meno: "Chi si lagna che ha poco tempo per fare le cose, di solito è colui che lo dissipa a lamentarsi e lagnarsi, prendersi del tempo per sé è la più formidabile forma di resistenza al succedersi di giorni che spesso ci paiono insensati". Una serie di piccoli puntuti spilli mi solletica il palmo delle mani, mi sento chiamata in causa, presa come sono sempre dal lamentarmi, dal trovare qualcosa che non va, in me, negli altri, sul lavoro, nel tempo libero. La lagna se incontrollata tracima e finisce con il diventare disperazione, sono molto attenta nel chiudermi le porte, le possibili vie d'uscita, mi piace aggirarmi nel mio labirinto di pensieri dalle porte sprangate e con le chiavi per aprire ben sicure in tasca, trovo un piacere sottile nel permettere alla mia mente di bussare e bussare senza trovare soluzioni, senza volerle trovare.








Per fortuna sono momenti, di questi attimi si trova traccia spesso qui, come se vivessi perennemente in questo labirinto senza uscita, però so anche che questo luogo, cui sono molto affezionata, non esaurisce tutto quello che mi accade e provo, al reale forse riservo la parte migliore, inconsapevolmente porto con me un atteggiamento benevolo nei confronti di chi incontro, curioso e aperto, pensieri del tipo "ma a noi ci piace ricordarla così". Insomma tutto questo per dire che qui trovate tutte fregnacce... no dai quasi :)    

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domenica, 09 novembre 2008

Follow into the dark Colte per voi nel mio giardino

La piazzetta di ghiaia, sigarette in tasca che senza ancora non so stare, giro l'angolo, colore giallo, il sole anche se è sera, ci prendiamo il viso tra le mani, ci tocchiamo come per prendere confidenza con un territorio che è nostro, ma di cui vogliamo riappropiarci lo stesso, anche se è solo una settimana. I sorrisi, quanti, rischiamo la paralisi penso, poi parole, racconti, immagini, gesticolare che con le mani in mano non posso rimanere, perchè le parole non mi bastano a raccontare il mio mondo, "Hai mai fatto teatro?" - mi chiedi- sorrido e mi schernisco, perchè in fondo vivo la vita a volte come se fossi su un palco, creo drammi che sono soufflé, fuori la crosticina sembra non volersi rompere, ma dentro ci sono solo cose buone, non solo per noi, ma per tutti quelli che hanno voglia di sedersi alla nostra tavola, tanto c'è sempre posto.




Le luci che si spengono, silenzio in sala, amarsi, lasciarsi, tutti vittime e carnefici allo stesso modo, la mano che formicola da tanto ce la stringiamo, rannicchiarsi nella sciarpa nera della nonna, ma tanto sono tutta circondata dal calore e non sento comunque freddo. Si accendono le luci, ognuno si affaccia sulla terrazza ed ha il proprio punto di vista, meglio, penso, così possiamo prendere tutto il panorama insieme, dove non arrivo io tanto ci arrivi tu. Vino, queso e jamon,  tanto per abituarci a sapori e aromi che presto saranno nostri, d'improvviso salgo sul mio palco personalissimo, gli occhi da verdi diventano marroni, cupi, metto in scena uno dei miei drammi, ti lascio al bordo del palco, non voglio che mi raggiungi, lasciami qui che tanto le cose vanno male e in due sul palco non ci possiamo stare. Tu tendi la mano, non ne vuoi sapere di andare via, accarezzi le caviglie, brividi, mi accuccio per vederti meglio, allungo le braccia, mi sollevi, strano sono leggera. Per adesso fine dello spettacolo.




Limone e miele, luce e penombra, riusciamo a dissetarci e sfamarci, lo stesso tavolo, la tovaglia verde, matite e libri per tutti e due, gomma per cancellare le cose storte, colori per scrivere favole oggi. Tu che entri piano senza disturbare, raccogli sorrisi, mettili in tasca che sono preziosi e servono sempre, prendiamo un divano così ci stiamo tutti, le nostre faccine che fanno il giro del tavolo, profumo di dolci e di autunno, thé e zucchero, ti stupisci come un bambino perchè tutto sa di buono e di pulito. Anche tu lo senti e io per oggi scrivo favole.  




    

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martedì, 26 febbraio 2008

La distanza Colte per voi nel mio giardino

 

E se tutte le risorse, le energie mentali emotive e fisiche le impiegassimo, anzichè a pensare di difenderci dagli altri a lasciarci attraversare dalle emozioni, dai vissuti, dalle parole?   

Muovi le tue mani su di me
Il silenzio sembra indispensabile
Per controllare le parole
E dimostrare di sentirsi debole
Tu da me non hai che l'assenza
Quello che ti resta è la distanza
Tu da me non avrai che l'assenza
Muovati rapidamente
Legami
Poi controlla l'instabilità
di ogni nostro punto di contatto e spiegami
cosa vuoi da me, come devo cambiare per non farti star male
Tu da me non hai che l'assenza
Quello che ti resta è la distanza
Tu da me non avrai che l'assenza
Quello che ti resta è la distanza
La distanza
Muovi le tue mani su di me
Il silenzio sembra indispensabile
E poi finire le parole dentro ai gesti stanchi
e poi tornare ad imparare a rimanere soli
Siamo lontani
Lontani
Così quello che ti resta è la distanza
Tu da me non avrai che l'assenza
Quello che ti resta è la distanza
La distanza
E poi finire le parole
Come finire le parole

Testi di Paolo Benvegnù - La distanza

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lunedì, 26 novembre 2007

Keria Colte per voi nel mio giardino

Mi appunto al golf scuro e pesante che mi protegge dal freddo un fiore di lana cotta, azzurro , per ricordarmi di essere leggera nonostante i pensieri e le situazioni pesanti che sto vivendo in questi giorni, per ricordarmi una volta di più che i pensieri brutti non mi devono, mai e poi mai, imbruttirmi.

Poi ci sono anche i pensieri leggeri e piacevoli, carichi di nostalgia, che si dischiudono all'improvviso e inaspettatamente da un sms inviato da un caro amico giramondo che ti informa di cosa sta combinando in questo periodo e che forse per Natale sarà dalle tue parti con la proposta/promessa di un caffè. L'animo più leggero perchè forse capisci che non sempre sei risultata essere come acqua fresca che passa senza lasciare il segno, perchè le persone a cui vuoi bene, incredibilmente, a volte ricambiano.

Provo a leggere poesie, per ammorbidire il cuore duro e l'animo freddo glaciale, e oggi mi appunto anche qui questa poesia:

Candele

Stanno i giorni futuri innanzi a noi
come una fila di candele accese,
dorate, calde e vivide.

Restano indietro i giorni del passato,
penosa riga di candele spente:
le più vicine danno fumo ancora,
fredde, disfatte, e storte.

Non le voglio vedere: m'accora il loro aspetto,
la memoria m'accora il loro antico lume.
E guardo avanti le candele accese.

Non mi voglio voltare, ch'io non scorga, in un brivido,
come s'allunga presto la tenebrosa riga,
come crescono presto le mie candele spente.

(C. Kavafis)


 

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giovedì, 06 settembre 2007

Colte per voi nel mio giardino

Ci sono momenti in cui mi sento destabilizzata, basta poco in fondo, le cose mi rimangono addosso come il miele, faticano a staccarsi dalla pelle e cosa ancora più difficile dalla mente. Trovo senso in quello sogno, la mia famiglia, l'autunno grigio e marrone, un uomo scuro di carnagione, giacca marrone e camicia sudaticcia mi viene incontro, urlando, ha in mano una accetta sanguinolenta, non riesco a muovermi neppure stavolta, segno che questa instabilità è accompagnata come sempe da una buona dose di immobilismo che a volte pesa, specie nella quotidianità. neppure la vista dell'arma che ha ancora addosso il sangue rosso rubino della vittima precedente riesce a staccare la gambe dal pavè reso scivoloso dal tappeto di foglie che stanno ai miei piedi, aspetto serena inconsapevole la fine. Il killer è sempre più vicino, vicino, ne posso sentire l'odore degli abiti, naftalina e detersivo da poco, chiudo gli occhi, sento le sue urla addosso e d'improvviso in un attimo che non so distinguere le sento mano mano sempre più lontane, mescolatesi al traffico della strada. Apro gli occhi, ai miei piedi, abbandonata, brilla sinistramente l'accetta, il sangue ora è sulle mie scarpe.     

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18:47 / p-link / parole, dreaming / commenti (2)

mercoledì, 29 agosto 2007

Postcards: Berlin Colte per voi nel mio giardino

Berlino è una bella signora, alta e altera, imponente e che a guardarla negli occhi ti mette soggezione.

Berlino èuna ragazza in bicicletta, gonna svolazzante, borsa grande e colma di libri, che corre lontano lontano come se stesse a cavallo di un razzo....

Berlino è un ammalata ancora in convalescenza, quando si va a trovarla non si deve fare troppo rumore, perchè non ha piacere di essere disturbata troppo , però se ti avvicini con rispetto e deferenza, se vuoi ti mostra le sue ferite, puoi metterci il dito, vedi? Alcune sanguinano ancora, altre son chiuse ma hanno lasciato delle cicatrici che paiono solchi, "sai", ti sussurra piano ma con voce ferma, "vorrei dimenticare, ma non posso... e non voglio in fondo in fondo."

Berlino è un padre di famiglia che torna a casa sulla U-Bahn, direzione Pankow, ha il giornale stropicciato in mano, gli occhi stanchi, occhiaie, si è alzato presto,  ma non riesce a distogliere lo sguardo da tutte quelle parole fitte fitte che ha davanti a lui, intanto pensa che sabato e vicino e porterà i suoi figli a fare un pic-nic al Tiengarten, forse porteranno con loro le biciclette, il papà pensa che sarebbe proprio bello, beh ovvio tempo permettendo.

Berlino sono ragazzi con le creste colorate, le pensi messe in fila, un arcobaleno ispido e per niente rassicurante, anfibi che solo a guardarli ti senti affaticata perchè pensi che siano pesanti da trascinare in giro tutto il giorno, poi però si voltano, hanno il viso segnato da notti passate in bianco tra kraut-rock e rave, ma ancora il latte sulle labbra. Loro non hanno mai conosciuto la Berlino di David Bowie coinquilino di Iggy Pop, però ne hanno lo stesso nostalgia.

Berlino sono tante anime, una volta divise da una barriera che era solo fisica e che ora a tratti resiste, nello spirito.          

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12:40 / p-link / parole, real life / commenti (1541)

lunedì, 14 maggio 2007

Faccio cose Colte per voi nel mio giardino

Da dove cominciare? Potrei cominciare da un venerdi sera surreale passato in mezzo ai mostri di acciacio e vetro della periferia nord di Milano, dai banconi fluorescenti più simili alla postazione dell'Enterprise piuttosto che al banco che vende dolciumi, tutto questo vetro ghiaccio fluo mi innervosisce, io che sono più per il legno, per la sua imperfezione e per il suo calore. Il film non serve a calmarmi anzi aumenta la tensione: la Mezzogiorno che urla sempre, Mastrandrea meravigliosamente malinconico ma forse un pò troppo uguale a tanti suoi personaggi interpretati in passato, esiste una sorta di determinismo sui ruoli che una volta stampati sulla faccia difficilmente riescono a staccarsi di dosso, Mastrandrea malinconico, Accorsi piacione emiliano-romagnolo, Volo cazzaro, e l'elenco potrebbe andare avanti a lungo.

Potrei continuare con un sabato affannato tra treni e bus-navetta  stipati di gente diversa e che mal sopporti: alpini in trasferta alcolica verso Cuneo, giovani studentesse che si intrattengono con un uomo di mezza età che elegantemente (ma non troppo) fa apprezzamenti sul decoltè di una delle ragazze, tifosi juventini che la levataccia mattutina non ha fiaccato, che sventolano orgogliosamente sciarpe, stendardi bianconeri da esibire con orgoglio a tutti i compagni di viaggio. Io sono poco animale sociale in questo periodo, alzo il volume di Tino (questo è il nome che ho deciso di dare al mio compagno musicale di viaggio), sollevo il giornale e mi isolo. Potrei raccontare volendo della Fiera del libro, degli incontri mancati, dei fiumi di persone, della fatica che ho fatto a trattenermi di fronte al paradiso di carta che mi si stagliava dinnanzi con imponenza, del mio conto corrente che per fortuna è salvo, dell' autografo con cuore di Joe dei La Crus giustamente incazzato per la performance piantata a metà per colpa di un'organizzazione che a volte vuole strafare scontentando tutti, di nomi che prendono fattezze umane, dello straniamento che ti provoca sempre l'associare nomi a visi, dell'idea che ti eri fatta sulla voce, sulle mani di persone che con le loro parole ti fanno compagnia e che un attimo dopo  non è più lei.

Potrei concludere con una domenica passata tra lavoro, tra le immagini di una mostra che è divenuta una dolororosa e splendida tradizione, e mi chiedo perchè guardando quelle immagini, ho l'impressione che le foto di guerra siano aumentate e con loro le piccole innocenti vittime immortalate dagli scatti. Ma non ci avevano raccontato che noi viviamo in un'epoca di pace?  

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giovedì, 03 maggio 2007

Outing Colte per voi nel mio giardino

Ho deciso di rompere la sequenza di post lagna su quanto è brutta-dura la vita, anche se devo dire che le corsie degli ospedali sono ottimi osservatori per scrutare l'umanità e per sperimentare forme di DICO temporanei basati sulla solidarietà di condizione e situazione.

Ecco a proposito di Dico e dintorni, in contemporaneamente con quella cosa che chiamano family day esce un libro a mio parere imperdibile:

   

Perché è omofobo da sempre?
Perché si è preso un segretario così bello che lo segue ovunque e gli aggiusta il mantello?
Perché ha una dottrina così rigida e una sartoria così garrula, praticamente un coming out sartoriale?
In questo libro le risposte

E ricordate... perchè la lotta Cei versus Gay sulle questioni legate a Pacs, Dico e dintorni è una lotta intestina (va da sè per chi tifo) 

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00:06 / p-link / parole, attualità / commenti (6)

giovedì, 05 aprile 2007

La livella Colte per voi nel mio giardino

L'odore acre che ti ha accolto quando titubante hai varcato la solgia di una casa che solo oggi ti ridici, ti martelli la testa dicendo che avresti dovuto frequentarla di più, quell'odore misto di cibo lasciato andare a male, piscio e chissà cos'altro ti penetra le narici ancora adesso che sei uscita da alcune ore. Le immagini si ripresentano piano piano nella tua testa, sono come i bad trip scendono subito, al momento non ti hanno fatto niente, anzi il tuo sguardo vuole raccogliere per fissare nella testa, in un perverso gioco masochistico, quanti più particolari è in grado di immagazzinare: il posacenere pieno di moccini di troppe sigarette fumate in anni volontario isolamento dal mondo e dai propri cari, i medicinali lasciati aperti con noncuranza sul tavolo, cibo aperto e mai consumato forse perchè il disprezzo del suo corpo era così tanto che non riteneva valesse la pena prendersi cura di lui e nutrirlo di cose buone.

E poi ti giri, osservi scutri... uno, due, tre, quattro cinque piccoli alberelli di natale disseminati in giro, forse per evocare 365 giorni all'anno il calore, il senso di abbraccio che le feste portano con sè e che negli ultimi tempi assai poco aveva sperimentato.

Morire non è bello e il pensiero e l'eventualità di tale evento ci fa ribrezzo e ci spaventa.

Morire in solitudine è ingiusto.

P.S: chiedo a chi passa di non commentare questo post, qui si cerca nonostante tutto di non crollare anche se la tentazione è forte.      

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Calibro 35, Paolo Benvegnù, Cesare Basile, Feldmann, Tara Jane 'O Niel, Mirah, Amor Fou, Miami 2009, Il Paese è reale Piazza Duca d'Aosta Mi, Ennio Morricone,La notte della tempesta, Le blanche alchimie, Calibro 35, Jet, Dente, Amor Fou

SettePerUno

Leggere, fare passeggiate, la montagna, un bicchiere di rosso con gli amici, la MUSICA, il cinema, il teatro, l'arte, i libri compagni di sempre, tutto ciò che è bellezza, le piccole cose di pessimo gusto

L'ignoranza (quella supponente), la prepotenza, l'ambiguità, la slealtà, la cattiveria gratuita, gli estremismi qualunque essi siano, la violenza delle parole e dei gesti, il disfattismo e il fatalismo. Poi cose innocue come i libri di Baricco, il metal, i neomelodici e Gigi d'Alessio, ma anche Nek, Biagio Antonacci, la Pausini e tutta quella gente lì.

You are Lost Emily!! You prefer to stay
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