- .:Questa insicurezza nei rapporti, la sistemerò quando avrò i capelli corti:.;">
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.: Strawberry Fields :.



Una piccola cosa, apprendista donna, cocciuta e a volte devo dire un pò incazzosa, tremendamente idealista che nonostante le brutture di questo pazzo mondo malato crede che si possa ancora cambiare rotta... o forse no! Insomma una come tante che non aspira a essere speciale o a essere incompresa... Dimenticavo... ultimamente ho scoperto di essere vittima della sindrome di Peter Pan nonostante la mia veneranda età!

...astenersi perditempo

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lunedì, 29 dicembre 2008

Sensibile Colte per voi nel mio giardino

Non è che non ci sia nulla da scrivere, anzi, le giornate scorrono placide e tranquille, mi sto riposando e riprendendo dalle fatiche annuali, faccio regolarlmente flebo filmiche, almeno una volta al giorno, complici le classifiche di fine anno, che magari possono sembrare scontate e noiose, ma che per me stanno diventando preziosa fonte per tirarmi in pari musicalmente, librariamente e filmicamente con il 2008. Tuttavia ho come l'impressione che quando leggerò, vedrò, dirò, lettera e pure testamento quello che scrupolosamente annoto sulla mia agendina, sarà già finito il 2009, ma sto tranquilla e da brava lumachina faccio provviste per questo inverno rigido.


Mi scopro esageratamente sensibile a quanto vedo e sento, leggo libri sull'ex Ddr e mi sento in colpa, di certo non una novità per me, mi sento in colpa per l'estate di due anni fa, a Berlino, quando da brava finto vetero-comunista andavo in giro per la città a caccia di reperti del Mauer, comprando spille nostalgiche da mettere sulle borse, da mostrare orgogliona (perfetta crasi di orgogliosa e cogliona, quando ho tempo dovrò metterla come voce su Wikipedia) agli amici, perfetto corollario visivo per i racconti su una città che porta ancora con sé le cicatrici della storia e che suo malgrado non riesce a consegnare alla storia le sue vicissitudini. Mentre gli occhi fanno scorrere parole di separazioni, di affetti disgregati dalla separazione forzata, di gioventù annullate, di fughe forzate, di ferite negli animi che non riescono a rimarginarsi, dell'ottusità che proviene spesso dalla fede cieca e senza intelligenza. Devo chiudere il libro per riprendere fiato, mi sento piccola e stupida, vado a cercare la borsa delle spille e tolgo i cimeli, per riporli in un cassetto, lontano dalla vista mia e degli altri, facendo ammenda per la mia superficialità.


Mi sento come una spugna, assorbo tutto e velocemente, rilascio poco, accumulo, accumulo, accumulo, facendo fatica a condividere tutto quello che sento e provo, riverso l'intero contenuto dell'anima in sogni che parlano di abbandono, di perdita dell'orientamento, di umiliazioni. Talvolta l'attività onirica non basta e il disagio che sale alla gola vedendo in una sala buia immagini di camere a gas, di bambini dal pigiama a righe,sdentati e rasati, si sfoga nel silenzio di un bagno per non disturbare nessuno.


Scrivevo da qualche parte che il 2008 è stato un anno vorticoso, carico di cambiamenti, di scelte per nulla facili, di spine che fanno fatica a togliersi, ho pezzi di me ancora sparsi in giro, che il 2009 sia l'anno per riparare fili spezzati, per ricomporre questo puzzle.

balenato da elesole
17:12 / p-link / parole, feel, filmz, domande e scazzi / commenti (1)

sabato, 12 aprile 2008

Fuori dal tunnell del divertimento Colte per voi nel mio giardino

Altro che perle rosse tarocche, altro che cerchietti e felpine vezzose, il fine settimana, oltre al tempo e l'umore, saranno funestati da un'occupazione salturaria ma che ogni volta diventa sempre più odiosa: l'ufficio della scrutratrice. Sappiate che per l'irresponsabilità del porcello con la pashmina (aka Mastello porcello) mi perderò in sequenza:

- ore di sonno; il concerto di Benvegnù in uno sperduto auditorium del bresciano dall'acustica notevole, con mancate scenette di svenimento quando inizierà a cantare "La distanza", chè il ciddi suo me lo sto mangiando e gustando a colazione, pranzo, cena e anche nei momenti di digiuno; non potrò onorare il consueto rito della visita taumaturgica a "Fa' la cosa giusta", per cui per quest'anno addio nuove idee scintillanti sull'impiego del mio tempo libero, addio marmellatine, biscottini equibiosolidali, addio cous cous alla mentuccia che tanto ci era piaciuto lo scorso anno; un po' di sana solitudine uiechendara di cui ho fisiologicamente bisogno per ricaricare le pile, sarò circondata da gente che vorrà interagire, sapere che fai-da dove vieni-dove vai, avrò sotto gli occhi per circa 72 ore le schede elettorali che mi ammoniranno per altrettante 72 ore a fare il mio dovere di cittadina, cosa che più passa il tempo più diventa DOVERE  e non diritto da esercitare con senso di responsabilità.

Per una volta però non voglio vedere il bicchiere solo mezzo vuoto e in queste 72 ore potrò:

- finire di leggere e valutare una cosa per il lavoro, finire di leggere Trilogia di New York che impazientemente sto attendendo di portare al termine per dare il via alle congetture-elucubrazioni sul senso di un libro così complessamente bello; mangiare tot numero di taralli con la scusa di far passare il tempo; scialaquare il misero compenso nell'acquisto di una memoria esterna da borsetta e di un paio di cd a cui faccio la corte da un po', recuperare ore di sonno nei giorni di riposo che mi saranno gentilmente concessi dallo Stato Italiano mio datore di lavoro per un paio di giorni, pensare ad alcuni annosi quesiti che mi tormentano in questi giorni:

1) Bleeker nel film Juno assomiglia più a Beck o Neri Marcorè?

2) il fatto che all'inizio del suddetto film, abbia esclamato "Tò guarda si veste come me la protagonista", realizzando immediatamente dopo che nel film Juno ha 16 anni, dovrebbe farmi riflettere sul mio grado di maturità? Però a mia discolpa posso dire che a me le magliette a righe piacciono troppo-megattttanto.

Ora vado, per me si va nella città dolente, per me si va nell'eterno dolore e nella perduta (speriamo non troppo perchè lunedi voglio finire presto) gente.    

  

balenato da elesole
15:27 / p-link / real life, cazzi e mazzi, attualità, filmz, politikando / commenti (4)

sabato, 08 marzo 2008

Prescrizioni Colte per voi nel mio giardino

Per evitare frequenti e improvvisi blackout energetici come quello che mi ha interessato la scorsa settimana mi sono prescritta: lunghe dormite al calduccio del letto, luce spenta presto, buone letture, vita sociale serale moderata; un paio di mostre diversissime ma entrambe molto stimolanti, vitamine per il cervello e per lo spirito, la Triennale, che alla luce mattutina sembra ancora più algida e minimal. Occhialoni anni '70 per rimanere in tema, inforcarli per riparare l'occhio che a giorni alterni mi fa somigliare a Rocky Balboa, lasciarsi scaldare dal sole tiepido che fa a botte con l'aria sgarzolina che impedisce alla primavera di fare il suo ingresso trionfale.

Assumo con regolarità puntate di Happy Tree Friends, eleggendola nuova ddroga per il mese di marzo, sto valutando se me ne servono altre, studio effetti collaterali e controindicazioni. Per migliorare l'umore assumo appena dopo i pasti la visione ripetuta e compulsiva delle premiazioni degli Oscar, mi affeziono a Bardem con il suo accento anglo-spagnolo... spaniss, che saluta la mamma e le dedica il premio vinto, penso che starebbe proprio bene sul comodino di camera mia, accanto ai libri e riviste, come integratore umorale nei momenti di sconforto.

Oggi mi fa male la schiena, forse ho dormito male, forse sono i sogni sghembi che mi visitano durante la notte e mi fanno sentire tanto in colpa e cattivissima... nell'attesa di trovare in svendita uno sparatondini su ebay mi alleno con il pirografo. Ecco... rileggo il post... si vede che in realtà non avevo nulla da dire, però a casa tutti stanno bene, grazie, questo ci tenevo a dirlo.  

balenato da elesole
15:22 / p-link / cazzi e mazzi, dreaming, filmz / commenti (5)

martedì, 04 marzo 2008

Pausa pausa, ritmo lento Colte per voi nel mio giardino

... Lavorare con lentezza senza fare alcuno sforzo
la salute non ha prezzo, quindi rallentare il ritmo
pausa pausa ritmo lento, pausa pausa ritmo lento...

Poi capita che il corpo si ribelli... si ribelli ai ritmi allucinanti a cui di tanto in tanto... ehm... uhm.. no beh diciamo che hai adottato un eufemismo... allora ricominciamo... ai ritmi cui costantemente lo sottoponi, ultimamente i week end sono volati via senza neppure che tu te ne potessi accorgere, presa come eri tra scadenze lavorative da rispettare, incontri e appuntamenti da incastrare, incombenze extra che piovono da cielo e a cui non sai dire di no perchè, diciamo la verità, ti piace sentirti utile e addirittura indispensabile talvolta.

Così la domenica passa in un volo, riordini le cartelle musica sul pc, che nel tuo essere "control freak",  manco ti eri accorta che avevi scaricato per tre volte Pj Harvey, d'accordo che White Chalk è un gran bel disco, però tre file rar di questo cd, sono effettivamente eccessivi anche per una fan come te. Non hai ancora finito di riporre in ordine le cartelle, di nominarle con nome artista, album e anno di uscita (sono maniaca lo so), che arriva già l'orario di uscire per un appuntamento pseudolavorativo ( si di domenica... uccidetemi), un filo di cipria, rossetto rosso luccicante per incutere timore e rispetto,  giubbetto di pelle marrone che fa molto Ponciarelli e ti trovi davanti a un buon bicchiere di Morellino a parlare di accessibilità, di link, di mappe concettuali, di un piccolo sogno che piano piano, con ritmi da bradipo, si sta concretizzando, le idee escono fluide, il vino aiuta in questi casi, e i tuoi interlocutori sono costretti a contenerti, perchè ogni tanto voli via e hai bisogno di essere tenuta con i piedi saldi a terra. 

Le corse della domenica non sono finite e concludi vedendo finalmente un film di una bellezza terribile e inquietante (sublime avrebbe detto il buon Kant), un male da cui non c'è alcune possibilità di redimersi, che nonostante il sangue versato e un osso che sporge dal braccio, come uno spettro, immateriale e inafferrabile, non si riesce a braccare, e nella testa risuona ancora oggi la parola che ossessivamente Schigur ripete alle sue potenziali vittime "Scegli... scegli", parole quasi sussurrate, ma di una potenza eccezionale... come se dal destino ci si potesse salvare.

... Lavorare con lentezza senza fare alcuno sforzo
la salute non ha prezzo, quindi rallentare il ritmo
pausa pausa ritmo lento, pausa pausa ritmo lento...

La pausa e il ritmo lento che il mio corpo reclama prende lunedi mattina le fattezze di gola infiammata, di una spossatezza mai vista... "Riposo, riposo", sembra che urli, tu fai finta di non sentire, ti trascini al lavoro senza combinare granchè, ma non puoi fermarti, una giornata a riposo? Io? Ma non se ne parla... devo salvare le magnifiche sorti et progressive dell'ufficio... ci mancherebbe... e intanto le urla si fanno sempre più forti, come anche il cerchio alla testa che sembra stringerti in una morsa letale... arrivi a sera... le urla si sono quietate, forse per sfinimento, forse per rassegnazione, o forse perchè finalmente decidi che il mondo può andare avanti senza di te, annulli l'impegno serale, alle dieci sei a letto con in mano "Persepolis", rischi la slogatura del polso vista la pesantezza del volumetto, sei tranquilla, serena, il mondo l'hai chiuso fuori, doppia mandata per sicurezza ... pausa pausa ritmo lento... pausa pausa ritmo lento      

balenato da elesole
10:56 / p-link / real life, cazzi e mazzi, filmz, domande e scazzi / commenti (12)

lunedì, 14 gennaio 2008

Biancosporco Colte per voi nel mio giardino

Tra i propositi per il 2008 appena iniziato c'era anche quello di diffidare del cinema italiano, ultimamente fonte di delusioni oltre che di una dose abbondante di incazzature.

Per cui quando mi è stato proposto di andare a vedere il "Bianco e nero" della Comenicini avrei dovuto porre ferma e sdegnosa un bel "NO", scritto a caratteri cubitali sulla mia faccia, invece mi sono fatta coinvincere... troppo buona sono, per convincermi mi sono detta: "Massì la Comenicini in fondo ha fatto anche buone cose... Massì la Comencini l'ho vista a Mantova al Festivaletteratura e mi era pure piaciucchiata anche se non parlava di un suo libro... massì è pure una regista donna, un po' di solidarietà di genere non guasta mai..".  Ovviamente dovrei sapere che la pietà non è mai un buon motivo per andare a vedere un film, e così sono stata puntalmente punita.

Ambra tossica in Ozpetek poteva starci, ma Ambra equa e solidale e isterica proprio non la si può vedere, Fabio Volo e il suo maledetto accento bresciano marito fedifrago e romanticone è ancora meno credibile con la sua faccia da cocker bagnato, tra l'altro è da ieri che dopo la visione del film, un atroce dubbio serpeggia nella mia mente: ma Volo è volato da Cesare Ragazzi per un trapianto di capelli? Perchè me lo ricordavo più stempiato...Ma poi: Anna Bonaiuto e Franco Branciaroli, attori che io reputo bravissimi e in gambissima hanno ancora bisogno di fare filmetti così per campare? Piuttosto organizzo loro una campagna di raccolta fondi... 

Ah si poi ce la storia, dimenticavo, forse me la dimenticavo perchè è talmente imbarazzante da raccontare che volevo evitare ogni commento, però, insomma, già che ci sono: coppia benestante e borghese con venature terzomondialiste, ma che vive in una bella casa e con una figlia di otto anni su per giù chiaramente razzista (poteva essere altrimenti?) incrocia la strada di una coppia senegalese, lui operatore in una ong e collega dell'isterica Elena (Ambra), lei, Nadine, venere nera, cameriera? no, Operaia? Chiramente impiegata all'ambasciata, bella casa, bei figli, tutto bello ovviamente. Tra il marito dell'isterica terzomondialista e la Venere nera scoppia la passione e emergono le diversità di cultura, di storia, di appartenenze. Finale strappalacrime, violini, fiori e vissero tutti felici e contenti. Ma per piacere! 

balenato da elesole
15:44 / p-link / filmz, domande e scazzi / commenti (11)

domenica, 11 novembre 2007

Giorni e nuvole Colte per voi nel mio giardino

C'ho messo un pò per elaborare un giudizio su un film che ho visto una settimana fa, sono a carburamento lento, come un diesel, questo non è buono, vorrei avere il guizzo geniale, comprendere e prendere dentro di me le cose che mi accadono, invece ho l'impressione di arrivare un attimo dopo, non so neppure io di che cosa. Perdonate quindi la poca emozionalità di questo post e sopportate, per quanto vi è possibile la sua cerebralità.

"Giorni è nuvole" è un film ambizioso: per il tema trattato, drammaticamente attuale e vero, come la precarietà e la perdita del lavoro e tutto ciò che consegue a livello personale, di affetti, di ruolo e posto in una società che apparentemente ti chiede di essere flessibile, pronto al cambiamento, ma che in realtà lei per prima non è pronta ad assorbire, imprigionata com'è in ruoli cristallizzati e codificati che faticano a essere messi in discussione. Il pater familiae (interpretato da Antonio Albanese) rimane colui che deve garantire il sostentamento per tutti, spogliato di questa funzione non è in grado di reinventarsi un ruolo diverso, ci prova, si inventa lavoretti malpagati e che sicuramente non rispondono alle sue qualifiche, uscendone sconfitto, bellissima la scena in cui Albanese prova e riprova ad attaccare la carta da parati e alla fine si trova costretto a scappare, abbandonandosi alla disperazione.

Dicevo che è un film ambizioso, ben fatto per tanti punti di vista anche dal punto di vista tecnico, la camera a spalla usata di frequente che acuisce il senso di instabilità e di lento, insesorabile declino di tutte le certezze, di cui l'uomo ha bisogno per sopravvivere (il lavoro, la casa, gli affetti  che non vuol dire solo l'amore dei propri cari ma che qui assume sicuramente la connotazione della considerazione e della stima di chi ci sta intorno). Soldini ha voluto confrontarsi e costruire un film difficile e in questo ha commesso alcuni grossolani errori, il più macroscopico sicuramente è la scelta dell'interprete femminile, una Buy costantemente sopra le righe, la vedi, muore dalla foglia di tirare fuori il suo lato nevrastenico che l'ha resa nota al pubblico italiano, ma non può perchè non è questa la situazione, perchè Soldini ha il pregio di non pretendere dai suoi attori delle interpretazioni sguaiate o esasperate, mi è mancata tanto la Licia Maglietta de "Le acrobate" e di "Pane e tulipani", però da un pò di tempo mi sono convinta che dal cinema italiano non si può avere tutto, se hai belle storie magari ti devi sorbire attori pessimi, se ci sono bravi attori magari le storie non sono all'altezza e via dicendo, per cui come dire, ho cercato di fare finta che Margherituccia nostra fosse un'attrice multitasking e ho fatto finta di niente. E poi dai, la donna, traditrice e infida Eva che alla prima occasione cornifica il povero marito, diciamolo, di questa trovata non se ne sentiva assolutamente il bisogno.

Poi, beh guardo la programmazione e vedo il solito Vaporidis che stavolta ci prova con la Capotondi nel solito filmino in cui il brutto anatroccolo diventa cigno e insomma... a Soldini si possono perdonare molte cose. 

  

balenato da elesole
12:38 / p-link / filmz / commenti (6)

domenica, 04 novembre 2007

Breaking heart Colte per voi nel mio giardino

Non so se è tutta colpa di Elizabeth-the golden age, le atmosfere apocalittiche appena abbozzate e che non giustificano a sufficienza tutta l'attesa dell'armageddon tra inglesi e spagnoli, forse è colpa di una Clate Blanchette sempre più brava e sempre più alle prese con ruoli androgini, che fan pensare alla perfezione dell'umano così come è narrata dal Simposio platonico come un qualcosa di possibile e misterioso, ma ho ripreso a sognare, e che sogni!

Sono in una stanza scusa nera, di visibile che esce dall'oscurità come se fosse un corpo a sè stante senza appigli senza sostegni, la mia testa, ho di nuovo i capelli lunghi, raccolti in una coda, sono impegnata a deglutire, tutto il sogno lo passo a deglutire incessantemente e costantemente. Quello che sto cercando di dirottare nello stomaco è uno spillo, è sottile, lucente, ma mortale, voglio mandarlo nello stomaco per evitare che finisca conficcato nel cuore, ricordando le parole della nonna che mi raccomandava quando mi insegnava i primi rudimenti della "perfetta donna di casa" di non permettere mai a un ago di infilzarsi sotto pelle, che il sangue nel suo moto avrebbe condotto il mortale oggetto fino al cuore, provocando la morte istantanea. E allora deglutisco, la saliva come lubrificante, i movimenti di un corpo che non riconosco nelle tenebre ma che sento essere mio accompagnano l'intento, saliva, angoscia, glom glom, le parole della nonna che rieccheggiano nel vuoto "il cuore... la morte", ce la posso fare mi dico, manca poco, glom glom glom. Lo spillo si adagia nello stomaco, il cuore è salvo. E' mattina, mi sveglio, ho mal di gola. 

balenato da elesole
15:51 / p-link / dreaming, filmz / commenti (6)

venerdì, 12 ottobre 2007

Piano, solo Colte per voi nel mio giardino

Sono stata, sola, a vedere un film accanto a un signore che era lì, pure lui, solo. Sola ho pianto mentre le scene passavano, sola ho pensato a quanto la musica in un determinato momento della vita mi abbia salvato proprio quando credevo di essere desolamente sul fondo. Sola ho asciugato le lacrime prima che arrivassero alla bocca, erano salatissime e aspre, proprio come i ricordi e i pensieri che ho fatto e che devo assolutamente fissare.

"Piano, solo" è un film su cui difficilmente puoi essere oggettiva, per il tema trattato e per lo sfondo in cui la storia si sviluppa, una famiglia senza radici nel mondo e forse neppure tra di loro, troppe somiglianze con una situazione che indirettamente hai vissuto attraverso gli occhi e le parole della persona che ti ha spezzato per primo il tuo cuore, giovane e inesperto di "love affair", che sapeva farti male, un male incredibile e che al pensiero ti viene ancora un groppo in gola e manca il fiato, perchè per tanto, troppo tempo, e forse ancora oggi, non ti sei mai considerata all'altezza, all'altezza delle aspettative delle persone che incontravi, all'altezza dei compiti che ti venivano affidati. Tu eri un vaso di terracotta in mezzo a vasi di acciacio, lui era acciaio (fuori) e ti ha schiacciato, lasciando i pezzi sparsi un pò dappertutto, ti ci sono voluti anni, lacrime, il terrore di non riuscire a ritrovarli, per ricomporre tutto, sapendo che qualche crepa sarebbe rimasta comunque. Ieri sera arrivata a casa hai dovuto riprendere in mano un regalo che Lui ti aveva lasciato, un quadretto con tante sue foto di quand'era bambino in Africa, il legame forte con la sorella, lui biondino con il broncio, la mamma bella ma dagli occhi tristi, intorno la natura splendida e terribile dell'Africa. Se ci ripensi a quel periodo, ricordi solo le maschere africane del salotto che come muti spettatori ghignanti assistevano impassibili a momenti e scene fatte di parole cattive e disprezzo, di silenzi come macigni e solitudini che non si incontravano. Mentre ti infilavi sotto il rassicurante tepore delle coperte, hai realizzato per la prima volte una sensazione che ti sei portata dietro negli anni, la sensazione di essere una sopravvissuta.   

*Mood meditabondo-nostalgico-paturnioso off* 

Siccome il mio blog vorrebbe avere una qualche velleità anche di servizio pubblico, in due parole il film merita comunque di essere visto, per la mostruosa bravura di Kim Rossi Stuart (anche se per dare un giudizio complessivo sull'attore vorrei vederlo all'opera in qualche commedia), per la colonna sonora che mi ha fatto venire voglia di saperne di più di Luca Flores. Una bella storia potenzialmente che viene mortificata dalla recitazione scialba dei comprimari (prima fra tutti Jasmine Trinca o Tinca come l'ho soprannominata io vista la monofaccia dei suoi personaggi), alcune scivolate nei luoghi comuni (l'Africa è semplice e essenziale e noi complicati), perdonabili parzialmente se sai che alle spalle c'è un libro scritto da VELTRONI che con la sua fissa per questo continente sinceramente ha un pò rotto.  

balenato da elesole
11:52 / p-link / memento, filmz, trascorsi burrascosi, relazioni pericolose / commenti (12)

martedì, 09 ottobre 2007

Cemento dis-armato Colte per voi nel mio giardino

Non sono usa fare recensioni di film nella mia casetta virtuale, sono un pò egoista in questo e le sensazioni, impressioni, bello brutto chissà... le lascio ai momenti della vita reale, quando posso parlare, ridere, infervorarmi  con gli amici sulle rispettive visioni cinematiche, perchè davvero, visto che a poco a poco ci stanno prendendo tutto (serenità, idee, progetti futuri)  almeno quello che è arte, bassa alta non importa, ci può salvare.

Dopo quresta introduzione un pò meditabonda, chiedo venia ma è questo autunno che con la sua nebbiolina mattutina e il tepore del pomeriggio finalmente sta cominciando a fare il suo dovere, posso veramente e indiscutibilmente esprimere tutta la mia indignazione per l'ennesimo filmuncolo italiano e inutile aggiungerei, figlio di quella becera fiction all'italiana, ricettacolo di luoghi comuni e di mediocrità: Cemento armato.

L'arrivo dei primi freddi, della serate in cui devi mettere la sciarpetta al collo fa fare gesti inconsulti: un sabato qualunque, direi un sabato italiano per citare Caputo, la stanchezza della settimana trascorsa che non permette grandi acrobazie o serate folli a zonzo per la bassa, pensi che l'unica salvezza è la visione di un film. Già lo pensi, ma appena arrivi al grande mostro cangiante ti accorgi che la selezione si fa dura: non hai voglia di vedere John Travolta mascherato da cicciona danzereccia perchè vuoi ricordarti di lui in "Pulp Fiction", non ne vuoi sapere di Jodie Foster che spara per le strade alla ricerca di vendetta. In un moto di inspiegabile  patriottismo si ripiega su un film italiano. Il riassunto della trama: giovane sbarbatello, che si crede un gran figo, spacca lo specchietto della macchina nuova di un tipo che chiamano il Primario (interpretato da Faletti che per come recita potevano pure chiamarlo l'Anestesista visto che la sua espressività è così forte da procurarti ripetuti e reiterati abbiocchi), questo infermiere-medico... ah no Primario si incazza e nel cercarlo fa uccidere dai suoi scagnozzi (di cui uno sosia di Jarvis Cocker) tutta la famiglia dello sbarbatello e accidentalmente approfitta anche della sua ragazza. Questa è la trama, all'interno di questo contenitore di pregio, prove d'attori imbarazzanti (la lezione della Magnani non è servita a nessuno a quanto pare, non serve essere belli per essere grandi attori ), dialoghi da soap opera (tipo "io sono quello che ti fa male"), la solita sfida tra bene e male (il cattivo cattivissimo e gli altri tutti povere vittime senza nè colpa nè peccato).

Ma una domanda su tutte ti lascia questo film: ma la vogliamo smettere di fare lavorare F*aletti? Uno dei personaggi pubblici più sopravvalutati del momento, scrittore mediocre, cantante fallito e attore imbarazzante.

La prossima volta devo ricordami che una tisana al tiglio va bene anche al sabato sera. 

balenato da elesole
12:22 / p-link / real life, filmz / commenti (13)

lunedì, 14 maggio 2007

Faccio cose Colte per voi nel mio giardino

Da dove cominciare? Potrei cominciare da un venerdi sera surreale passato in mezzo ai mostri di acciacio e vetro della periferia nord di Milano, dai banconi fluorescenti più simili alla postazione dell'Enterprise piuttosto che al banco che vende dolciumi, tutto questo vetro ghiaccio fluo mi innervosisce, io che sono più per il legno, per la sua imperfezione e per il suo calore. Il film non serve a calmarmi anzi aumenta la tensione: la Mezzogiorno che urla sempre, Mastrandrea meravigliosamente malinconico ma forse un pò troppo uguale a tanti suoi personaggi interpretati in passato, esiste una sorta di determinismo sui ruoli che una volta stampati sulla faccia difficilmente riescono a staccarsi di dosso, Mastrandrea malinconico, Accorsi piacione emiliano-romagnolo, Volo cazzaro, e l'elenco potrebbe andare avanti a lungo.

Potrei continuare con un sabato affannato tra treni e bus-navetta  stipati di gente diversa e che mal sopporti: alpini in trasferta alcolica verso Cuneo, giovani studentesse che si intrattengono con un uomo di mezza età che elegantemente (ma non troppo) fa apprezzamenti sul decoltè di una delle ragazze, tifosi juventini che la levataccia mattutina non ha fiaccato, che sventolano orgogliosamente sciarpe, stendardi bianconeri da esibire con orgoglio a tutti i compagni di viaggio. Io sono poco animale sociale in questo periodo, alzo il volume di Tino (questo è il nome che ho deciso di dare al mio compagno musicale di viaggio), sollevo il giornale e mi isolo. Potrei raccontare volendo della Fiera del libro, degli incontri mancati, dei fiumi di persone, della fatica che ho fatto a trattenermi di fronte al paradiso di carta che mi si stagliava dinnanzi con imponenza, del mio conto corrente che per fortuna è salvo, dell' autografo con cuore di Joe dei La Crus giustamente incazzato per la performance piantata a metà per colpa di un'organizzazione che a volte vuole strafare scontentando tutti, di nomi che prendono fattezze umane, dello straniamento che ti provoca sempre l'associare nomi a visi, dell'idea che ti eri fatta sulla voce, sulle mani di persone che con le loro parole ti fanno compagnia e che un attimo dopo  non è più lei.

Potrei concludere con una domenica passata tra lavoro, tra le immagini di una mostra che è divenuta una dolororosa e splendida tradizione, e mi chiedo perchè guardando quelle immagini, ho l'impressione che le foto di guerra siano aumentate e con loro le piccole innocenti vittime immortalate dagli scatti. Ma non ci avevano raccontato che noi viviamo in un'epoca di pace?  

balenato da elesole
16:55 / p-link / parole, real life, cazzi e mazzi, attualità, filmz, domande e scazzi, milanesità / commenti (2)

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