- .:Questa insicurezza nei rapporti, la sistemerò quando avrò i capelli corti:.;">
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.: Strawberry Fields :.



Una piccola cosa, apprendista donna, cocciuta e a volte devo dire un pò incazzosa, tremendamente idealista che nonostante le brutture di questo pazzo mondo malato crede che si possa ancora cambiare rotta... o forse no! Insomma una come tante che non aspira a essere speciale o a essere incompresa... Dimenticavo... ultimamente ho scoperto di essere vittima della sindrome di Peter Pan nonostante la mia veneranda età!

...astenersi perditempo

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venerdì, 11 settembre 2009

Costruire Colte per voi nel mio giardino

Mentre cammino verso casa dei miei, il sole a picco sulla piazza, pregustando il riso in bianco condito salsa di soia, perchè le diete dovete sapere che muteranno i vostri gusti alimentari per sempre, osservi l'ombra che si allunga davanti a te, intravedi un caschetto scompigliato dal vento, ed istintivamente cerchi si sistemare la zazzera che con scarsi risultati cerchi di ordinare fin dal primo mattino. L'ombra si muove ancora leggera, la gonna ampia si apre come un ombrello, tutta intorno, ti senti bene, il sole accarezza e non pizzica più la pelle, si è addolcito pure lui, come te del resto, dopo un'estate in cui ha pizzicato più che accarezzato, in cui hai mostrato tutti gli aculei, ben appuntiti e pronti ora all'attacco, ora alla difesa, quando il momento lo richiedeva.




In realtà hai ben poco da scrivere qui, vivi tutto in uno stato di sospensione, o forse è il caso di dire di decompressione, come un palloncino che dopo aver subito la pressione dell'aria al suo interno, piano piano smette di trattenere tutto e lascia andare. Sono stati giorni di apnea, bel respiro e poi sott'acqua, sperando di non annegare, driiiin pronto, oh devo mandare la mail a quello... ma anche a quell'altro... nooooo, un altro problema... mi passi una sigaretta? Ah scusa ne avevo già accesa una, la prendo, è nel portacenere. Abbiamo nuotato sott'acqua, preferibilmente dorso perchè così potevamo prendere un ancora un po' di sole in faccia, abbiamo lasciato i costumi bagnati ad asciugare e indossato scarpette da ginnastica per saltare ostacoli, per fare i 100 metri e infine per portare a termine una maratona lunga un giorno, abbiamo lanciato mattoni, abbiamo abbattuto muri. Insomma il triathlon ma forse anche qualcosa di più, tutto nel giro di una settimana.




Ho ripreso a dormire il sonno dei giusti, perchè i pensieri sono evaporati, sogno di persone ancora prima di conoscerle, immagino le loro voci, costruisco gesti nella mia mente, ipotizzo movimenti, intanto, nell'attesa lancio interi gomitoli di lana, li butto in mezzo, qualcuno raccoglie il filo e a sua volta me lo rilancia indietro, perchè basta una spilla natalizia comprata chissà dove e chissà quando per creare il giusto punto, intanto noi abbiamo preso in mano i ferri e sferruzziamo, finchè la manica non si incontrerà con il collo, finchè il davanti non si congiungerà con il dietro.




Poi ci sono i progetti, da riprendere in mano, le fondamenta intanto le ho gettate, casa a un piano o con mansarda, giardino oppure terrazzo? Carta, penna e tastiera, intanto facciamo i bozzetti, poi, se vi piace, costruiamo.             

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martedì, 26 maggio 2009

I want to ride my bike Colte per voi nel mio giardino

Avevo scritto un bell'inizio di post, poi però mi stavo rompendo a scrivere quello che stavo scrivendo e quindi ho chiuso tutto per riprendere ora, mi ricordo però che il post precedente aveva un bell'attacco, un bell'esordio che mi aveva soddisfatto per una volta, e giustamente ho fatto come mi capita sovente di fare, "toh guarda una cosa bella, bene eliminiamola!".


Che poi decido di salire in bicicletta per andare più veloce per non sentire il caldo che ti stritola, per avere l'impressione di respirare e di passare in mezzo all'afa, tagliandola e rompendola in mille pezzi. Certo prima di partire mi attrezzo, una bella scorta d'acqua nelle borracce terminche, calzoncini che non si appiccichino troppo al mio regal deretano, un po' di frutta e ovviamente Pino il lettorino bello carico di buona musica. Inforco la bicicletta, fa caldo e non voglio avere nessuno intorno, rapporti veloci e rapidi che non implichino troppo impegno per le gambe poco allenate alla fatica, mi metto di buon passo e mi accorgo subito che la strada prende una pendenza ostica, faticosa, ho solo davanti il muro di asfalto senza la promessa dell'orizzonte, ma continuo a non volere nessuno tra i piedi, preferisco faticare da sola, preferisco scambiare gocce di sudore con le lacrime, tanto sempre salate sono e si possono mimetizzare. Poi succede che in questa scalata al cielo l'acqua cominci a scarseggiare, la frutta a marcire, la musica un inutile orpello che ripropone ossessivamente le stesse cose. Guardo a destra e sinistra e non c'è nessuno, stupida hai fatto tutto tu da sola, vorrei mollare il colpo e interrompere la scalata, perchè poi non l'ho voluto qui con me, ci saremmo sorrisi e la salita sarebbe stata meno faticosa, avrei avuto acqua fresca, avremmo potuto condividere fatica, sudore si, e niente lacrime. Spingo sui pedali, sconsolata, guardo indietro pronta a riprendere il percorso inverso, ritornare al punto di partenza senza avere concluso nulla, tipico, ma non sono sola, la zazzera riccia e scura si affaccia impertinente, la riconosco e mi sta addosso. Ecco non cedo, giochiamo a guardie e ladri?


      

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sabato, 14 marzo 2009

Whatever Colte per voi nel mio giardino

Piedi scalzi, il portatile sulle ginocchia per tenerti caldo, scrivi in una solitudine che ti sembra perfetta, sei cirdondata da tutto quello che ti serve, la tisana al finocchio per prepararsi alla bella stagione, i libri, i dischi,tutti i tuoi esperimenti di indipendenza. La finestra è aperta, anzi per la verità socchiusa, vorresti far entrare la primavera. lo vorresti di cuore, ma per il momento lei ha fatto solo promesse, di giornate luminosissime, che trasfigurano tutto rendendolo nuovo, anche se poi sono le solite strade, i soliti angoli che percorri tutti i giorni; di cieli azzurrissimi, che staresti ore a contemplare. Poi ti basta girare l'angolo, e il vento ancora freddo, dispettoso ti tende un tranello, sei costretta così a serrare di nuovo la sciarpa intorno al collo e a stringerti nel tuo pastrano nero, diventato ormai troppo grande per te, e che ti fa sembrare ancora più buffa e impacciata.




Compi pellegrinaggi serali in luoghi che fino a qualche tempo fa erano sconosciuti, puro folclore in salsa di soia, sei eccitata come una bimba di fronte a un barattolo di Nutella, non vedi l'ora di immergerti, perchè non vuoi perderti nulla. Di fronte a un portone grande e imponente e ancora chiuso ti stringi vicina, vi sorridete incoscienti, anche se in tutta questa follia c'è del metodo. Prendete misure, vi prendete le misure, non sarà poi così difficile pensate, pare che siete stati tagliati a misura, così dice chi vi vede. Vedi ragazze sfrecciare per la via in bicicletta, cairche di borse e zaini, eppure così leggere, ecco, guarda, mi pare che ci sei anche tu, sempre carica ma allo stesso tempo lieve.




Ci sono poi nuovi inizi, una borsa di tela rossa fiammante che hai portato già a spasso per la città, oggi aderiva perfettamente al tuo fianco, piatta com'è, ma conti tra qualche tempo di vederla panciuta, zeppa di fogli, di pensieri, di progetti e di speranze. Per farla crescere ti sottoponi regolarmente a bombardamenti di stimoli, di nuovi mondi da esplorare e conoscere, di nuovi volti e nuovi nomi, che ovviamente ancora non ricordi bene, del resto non è mai stato il tuo forte, ma la cosa non ti preoccupa, hai due anni per impararli, per ascoltare quello che hanno da raccontare, per discutere con loro e crescere insieme.




Ti guardi intorno e testi le tue radici, paiono ben salde e ramificate, un po' di qui e un po' di là, un po' divisa lo sei sempre stata e non puoi farne a meno, del resto quando il terreno è buono e ricco è anche difficile per loro decidere da che parte andare per attecchire.




E, intanto, sogni in grande e desideri piccole cose, quel paio di scarpe da ginnastica blu con le barchette sul fianco, per esempio.  




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giovedì, 05 marzo 2009

Colte per voi nel mio giardino

Parlo tanto, comunico poco, le parole mi sfuggono, scappano, le inseguo, ho il fiatone, mi fermo. Preferisco comunicare con i gesti, con le immagini, con queste mi sento a mio agio.


C'è l'immagine di me seduta alla scrivania, blocchetto sulla destra, a quadretti, mi piace riempire ogni quadretto con una lettera, tonda, morbida, rassicurante, a sinistra un telefono, davanti a me un pc, lo schermo tremolante, come la mia voce appena termina il tuuuut.


C'è l'immagine di block notes fitti di appuntamenti e numeri di telefono, di sconosciuti e sconosciute, qualcuno lo conosci, qualcun'altra rimarrà una voce soltanto, immagini dietro i volti, dietro le parole storie di vita più o meno fortunata, c'è il banchiere in pensione, cappello calcato in testa, parla di viaggi, di film e di libri, già mi sono affezionata, mi guarda e mi dice: "scommetto che tu a quella parete ci vuoi mettere una libreria bella grande, perchè mi sa che sei una lettrice forte", io arrossisco, abbasso lo sguardo, mi ha scoperto, possibile che sia sempre così tutto trasparente? C'è poi il proprietario di interi caseggiati, poche parole, misurate, va a cena dal figlio che abita nello stesso palazzo, guardi le mani, grandi con una piccola ombra sull'anulare sinistro, lo immagini chino sulla scrivania del garage/ufficio, la sera curvo sul blocco delle ricevute, una, due, tre, clic clic, le dita forti che pestano sulla calcolatrice. C'è una signora, non saprai mai che aspetto avrà, ma ti fa tenerezza e ti affezioni solo perchè al telefono ti chiama stella.


Poi c'è una pagina completamente bianca, tutta da inventare e colorare, mi sto attrezzando con pennelli, colori, gomma, temperino e matita. Il disegno è solo nella mia testa per il momento, per il momento sorrido e sogno, tracciando scie nell'aria, componendo segni con la pioggia. 

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martedì, 16 settembre 2008

Il salto Colte per voi nel mio giardino

E alla fine il salto l'ho fatto. Ciò ha comportato grande preparazione fisica e spirituale, ho ponderato, valutato il paesaggio da cui ero circondata, di per sè non aveva nulla che non andava, il clima era gradevole, la vegetazione rigogliosa e rasserenante, ho lasciato un mondo di ricordi dolci, che comunque ho portato con me nello zainetto che ha accompagnato la traversata del precipizio. Ora che ho saltato, ho deposto lo zaino e niente di quello che ho portato con me si è rotto, ho riposto tutto nella scatola delle memorie, insieme ai biglietti dei concerti, alle foto, agli sguardi, alla parole dette e a quelle non dette. Sapere che sono lì mi rassicura e so che nulla andrà perso, anche se forse per il momento è meglio che riposino e che prendano confidenza con gli altri ospiti della scatola, anche perchè il posto è affollato ed è facile fare amicizia, così di certo non soffriranno la solitudine.

Ricordo che quando ho deciso di saltare non ero sola, mani, sguardi, sorrisi e parole mi hanno incoraggiato e spinto, mi hanno aiutato a preparare con cura la rincorsa, perchè si sa, dalla rincorsa dipende tutto, lo slancio che prenderai per saltare, la direzione giusta, come atterrerrai, il fiato, perchè la respirazione è importante, dunque respiri profondi, per assaporare e instillare dentro i polmoni l'aria nuova che mi aspettava e rilasciare la tensione, la paura,folle, che poteva bloccare improvvisamente le gambe, proprio nel momento dello stacco.

Il passaggio da un lato all'altro del burrone, è durato poco, il tempo di un respiro, di un lacrima che è volata via e rimasta al punto di partenza, adagiata sull'unico fiore che si affacciava sul precipizio, l'ho lasciata andare, senza voltarmi indietro neppure per un attimo, con lo sguardo e il pensiero rivolto costantemente diritto, davanti a me. Forse l'atterraggio poteva andare meglio, sono un po' ammaccata, ho ancora qualche scheggia infilzata da qualche parte, ma con il tempo, forse, si staccheranno da sole, inutile provare a toglierle, ci ho provato, il risultato che ho ottenuto è solo quello di spingerle più in profondità. Mi guardo le gambe e le braccia, hanno qualche botta in effetti, me le sarei potute risparmiare se solo le persone su cui contavo, e che dovevano preparare il momento dell'arrivo ci fossero state, anziché lasciare quello spazio desolato, pieno di spazzatura e arbusti, di pezzi di vetro spigolosi e appuntiti.

Ma il salto è fatto, ora mi godo il nuovo paesaggio che ho intorno, è così ricco e pieno di belle cose che è facile rimanere frastornati e disorientati, ma poi in mezzo a tanta bellezza uno sguardo mi fa sentire subito, di nuovo, a casa.   

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martedì, 27 maggio 2008

Tempo alle mie voglie Colte per voi nel mio giardino

Mi sento propositiva e con tanti desideri, peccato che non siamo ad agosto, le stelle cadenti di San Lorenzo non credo sarebbero state abbastanza a soddisfare i miei sogni, le mie speranze, i bisogni, i desideri. Perciò li metto nerò su bianco, chissà mai che qualcuno voglia provvedere a fare felice la mia personcina.

Ho voglia di pomeriggi assolati, di coperte stese sull'erba, del profumo dell'aria tiepida e dell'odore dei tigli che ci avvisa che l'estate è arrivata.

Ho voglia di preparare valige per viaggi improvvisati, non calcolati o programmati, di scervellarmi per decidere se mettere il paio di pantaloni in più o se portare quel vestitino che giace chiuso nell'armadio, sepolto da abiti più consoni alla mia tendenza cazzara.

Ho voglia di riprendermi quello che gli altri mi hanno portato via, a volte strappandolo, a volte insinuandosi piano piano e scavando scavando, per questo ascolto ripetutamente "Forma e sostanza" dei Csi in ogni dove, sul  Pino il lettorino, dal cd, su ogni supporto audio possibile, perchè "Voglio ciò che mi spetta, lo voglio perchè è mio", 

Ho voglia di perdere tempo sdraiata sul letto sfogliando vecchie riviste femminili, riempirmi gli occhi di gonne a ruota, di colori forti e decisi, di perle alle orecchie e al collo, di torte sfornate, di profumo di dolce e calore, sorridere, perchè io non sarò mai così  

Ho voglia di serate infinite, si sorrisi, carezze mentre si sorseggiano birre fresche, osservando la gente, così un po' per gioco, senza pensare al domani, senza pensare a niente.  

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sabato, 08 marzo 2008

Prescrizioni Colte per voi nel mio giardino

Per evitare frequenti e improvvisi blackout energetici come quello che mi ha interessato la scorsa settimana mi sono prescritta: lunghe dormite al calduccio del letto, luce spenta presto, buone letture, vita sociale serale moderata; un paio di mostre diversissime ma entrambe molto stimolanti, vitamine per il cervello e per lo spirito, la Triennale, che alla luce mattutina sembra ancora più algida e minimal. Occhialoni anni '70 per rimanere in tema, inforcarli per riparare l'occhio che a giorni alterni mi fa somigliare a Rocky Balboa, lasciarsi scaldare dal sole tiepido che fa a botte con l'aria sgarzolina che impedisce alla primavera di fare il suo ingresso trionfale.

Assumo con regolarità puntate di Happy Tree Friends, eleggendola nuova ddroga per il mese di marzo, sto valutando se me ne servono altre, studio effetti collaterali e controindicazioni. Per migliorare l'umore assumo appena dopo i pasti la visione ripetuta e compulsiva delle premiazioni degli Oscar, mi affeziono a Bardem con il suo accento anglo-spagnolo... spaniss, che saluta la mamma e le dedica il premio vinto, penso che starebbe proprio bene sul comodino di camera mia, accanto ai libri e riviste, come integratore umorale nei momenti di sconforto.

Oggi mi fa male la schiena, forse ho dormito male, forse sono i sogni sghembi che mi visitano durante la notte e mi fanno sentire tanto in colpa e cattivissima... nell'attesa di trovare in svendita uno sparatondini su ebay mi alleno con il pirografo. Ecco... rileggo il post... si vede che in realtà non avevo nulla da dire, però a casa tutti stanno bene, grazie, questo ci tenevo a dirlo.  

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sabato, 23 febbraio 2008

Hope Colte per voi nel mio giardino

Non mi sono liquefatta nella nebbia che è tornata ad avvolgere la palude padana, non mi hanno rapito gli alieni, anche se un guizzo di novità nella vitachebarba chebarbalavita non sarebbe guastato. Il punto è che ho voluto la bicicletta e così mi è toccato pedalare, speditamente, velocemente, in salita.

Ho passato sere intere a lavorare, asserragliata nella Cuba, per compagnia tè al gelsomino, sigarette in quantità, alcuni amici che da lontano grazie alla tecnologia che per una volta tanto mi è amica, hanno allietato le lunghe ore passate tra fogli, refusi, virgole, punti e punti e virgola messi con gli occhi chiusi, senza senso e senza un perchè. Poi però ti capitano sotto mano dei piccoli gioielli, che distillano in parole decise e allo stesso tempo calde insegnamenti, stimoli, motivi di riflessione: "Ho vissuto felicemente nell'utopia, mi sono nutrita di speranza", nonostante gli occhi gonfi e la mente poco lucida, non posso fare a meno di commuovermi, ripasso la frase con il pennarello, tiro fuori la moleskona e me l'appunto, penso sarebbe una frase bella da mettere su un'ipotetica urna, in un ipotetico luogo, magari all'ombra di un castagno, dalle foglie grandi e con i rami che mi abbracciano.

Accarezzo un sogno, muovo i primi passi in un mondo che ho sempre guardato da lontano, con reverenza e infondato timore, per il momento ci ho messo un piedino solo, sono pudica, perchè come tutti i sogni belli, vanno coltivati e cullati finchè non diventano adulti, concreti, reali.

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sabato, 19 gennaio 2008

Random Colte per voi nel mio giardino

Nel solito sabato sera italiano, non mi resta che appollaiarmi sul letto con il portatile a fare da scaldasonno, inerte e indifferente alle voci che invitano a farsi una birra, ad andare al cinema, a fare cose e vedere gente...tanto ho il resto della settimana per portare avanti queste utili attività, il fine settimana è fatto per riposare? E allora riposiamo, perdio!

Lascio andare allora i pensieri e faccio considerazioni sui miei capelli e su quanto crescano in fretta, e su quanto con questa crescita rapida tenere un caschetto decente sia impresa ardua e difficile, direi una esperienza al limite, insomma non chiedete troppo, a ciascuno il suo, Herzog portava navi oltre le montagne per fare film come Fitzcarraldo, per me che il parrucchiere era un luogo visitato solo nelle feste comandate, dover andare ogni tre mesi non è poca cosa.

Sogno tanto, dormo poco, quindi il contenuto onirico della mia testa deve concentrarsi in poco frames: sono sulla linea di bus che mi porta nella metropoli abitualmente, nel suo consueto tragitto l'autista decide ad un certo punto immotivatamente di svoltare per Somaglia dove vengo condotta con tutta la carovana in un cascinale enorme, pieno di gente, che strepita, urla, si accalca per vedere. L'autista parcheggia, lascia acceso il bus e se ne va. Mi ritrovo, senza sapere come e perchè, oltre la muraglia di persone e apprendo che una trebbiatrice che era stata messa in carica, perchè nel sogno le trebbiatrici vanno a batteria, è partita improvvisamente da sola, facendo una strage tra la famiglia e i dipendenti del mezzadro, trovato riverso a terra con la testa mozzata. L'ultima immagine che ricordo è quella di una donna, grembiulino a fiori, gambaletti di lana, capelli chiaramente cotonati, che, passando accanto al decapitato, prende a calci ghignando la testa del defunto.

Ma dalle mie parti comunque possono succedere cose peggiori: tipo che l'amministrazione metta, rispondendo all'invito di Eminenz, un maxischermo in piazza per mandare in diretta l'Angelus delle 12, per quell'ora potrei essermi già ubriacata con lo Spritz, per non essere cosciente allo scoccare della fatidica ora.          

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domenica, 04 novembre 2007

Breaking heart Colte per voi nel mio giardino

Non so se è tutta colpa di Elizabeth-the golden age, le atmosfere apocalittiche appena abbozzate e che non giustificano a sufficienza tutta l'attesa dell'armageddon tra inglesi e spagnoli, forse è colpa di una Clate Blanchette sempre più brava e sempre più alle prese con ruoli androgini, che fan pensare alla perfezione dell'umano così come è narrata dal Simposio platonico come un qualcosa di possibile e misterioso, ma ho ripreso a sognare, e che sogni!

Sono in una stanza scusa nera, di visibile che esce dall'oscurità come se fosse un corpo a sè stante senza appigli senza sostegni, la mia testa, ho di nuovo i capelli lunghi, raccolti in una coda, sono impegnata a deglutire, tutto il sogno lo passo a deglutire incessantemente e costantemente. Quello che sto cercando di dirottare nello stomaco è uno spillo, è sottile, lucente, ma mortale, voglio mandarlo nello stomaco per evitare che finisca conficcato nel cuore, ricordando le parole della nonna che mi raccomandava quando mi insegnava i primi rudimenti della "perfetta donna di casa" di non permettere mai a un ago di infilzarsi sotto pelle, che il sangue nel suo moto avrebbe condotto il mortale oggetto fino al cuore, provocando la morte istantanea. E allora deglutisco, la saliva come lubrificante, i movimenti di un corpo che non riconosco nelle tenebre ma che sento essere mio accompagnano l'intento, saliva, angoscia, glom glom, le parole della nonna che rieccheggiano nel vuoto "il cuore... la morte", ce la posso fare mi dico, manca poco, glom glom glom. Lo spillo si adagia nello stomaco, il cuore è salvo. E' mattina, mi sveglio, ho mal di gola. 

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Calibro 35, Paolo Benvegnù, Cesare Basile, Feldmann, Tara Jane 'O Niel, Mirah, Amor Fou, Miami 2009, Il Paese è reale Piazza Duca d'Aosta Mi, Ennio Morricone,La notte della tempesta, Le blanche alchimie, Calibro 35, Jet, Dente, Amor Fou

SettePerUno

Leggere, fare passeggiate, la montagna, un bicchiere di rosso con gli amici, la MUSICA, il cinema, il teatro, l'arte, i libri compagni di sempre, tutto ciò che è bellezza, le piccole cose di pessimo gusto

L'ignoranza (quella supponente), la prepotenza, l'ambiguità, la slealtà, la cattiveria gratuita, gli estremismi qualunque essi siano, la violenza delle parole e dei gesti, il disfattismo e il fatalismo. Poi cose innocue come i libri di Baricco, il metal, i neomelodici e Gigi d'Alessio, ma anche Nek, Biagio Antonacci, la Pausini e tutta quella gente lì.

You are Lost Emily!! You prefer to stay
Lost Emily

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Il Dr.Psycho dice che sono uno pseudopodo di macrofago
Scopri cosa dice di te su http://psycho.asphalto.org/test/.
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