- .:Questa insicurezza nei rapporti, la sistemerò quando avrò i capelli corti:.;">
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.: Strawberry Fields :.



Una piccola cosa, apprendista donna, cocciuta e a volte devo dire un pò incazzosa, tremendamente idealista che nonostante le brutture di questo pazzo mondo malato crede che si possa ancora cambiare rotta... o forse no! Insomma una come tante che non aspira a essere speciale o a essere incompresa... Dimenticavo... ultimamente ho scoperto di essere vittima della sindrome di Peter Pan nonostante la mia veneranda età!

...astenersi perditempo

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martedì, 21 luglio 2009

E non sentirli Colte per voi nel mio giardino

Avrei potuto fare un post di bilancio di un altro anno vissuto pericolosamente giusto il giorno del mio compleanno, ma faceva un po' troppo scontato, senza contare che ieri ero psicologicamente poco propensa alla scrittura, tutto perchè il giorno prima ero stata un po' troppo propensa all'alcool. Quindi ispirazione e concentrazione sono state risucchiate dalle 15 bottiglie di Menabrea che giacevano, e giacciono ancora per la verità, sull'uscio di casa, in attesa di sparire con fragore nei cassonetti verdi, che hanno quel buco tipo Giano bifronte a Roma, per cui, tanto per alimentare una delle mie numerose paranoie, di solito la mano, sfuggente, lascia andare al limitar del buco la bottiglia, per paura di rimanere con un moncherino. Si, talvolta sono infantile e mi perdo in piccole paure e come i bambini mi dispero, pancia a terra e sbatto le gambe, così magari il babau si allontana.




Si diceva dei festeggiamenti, vero, iniziati domenica con una festa di compleanno, mascherata da festa di inaugurazione della casa, si sono conclusi accocolati sul divano, con i titoli dell'Arte del sogno che scorrevano malinconici, mioddio che romanticismo. Ma sicuramente la festa di compleanno mascherata da festa di inaugurazione della casa è stata la mossa più astuta mai passata per la mia prolifica testa, prolifica di cazzate più che altro. Si è trattato di invitare un po' di amici provenienti dalle due sponde dell'A*dda, così giusto per stare geograficamente larghi, spadellare per un intero pomeriggio e vedere le proprie opere d'arte spazzate in meno di un'ora, attrezzarsi di un adeguato armamentario alcolico in grado di far fronte alle gole riarse degli invitati, shakerare, e riversare il tutto un po' sul ballatoio di casa, un po' nella microsala, lasciando che gli ingredienti prendessero confidenza tra loro e si mischiassero a dovere. Vi assicuro che il risultato è stato eccellente, mi sono presa appunti per non dimenticare ingredienti e dosi, perchè di sicuro mi verrà voglia ancora di questo cocktail.




Poi va beh, potrei dire che in un anno sono successe un sacco di cose, che gli anni non li sento, che tipo speriamo di essere più saggia visto che sono diventata più vecchia, però siccome non ci credo mica tanto alla equazione più anzianità= più saggezza, mi accontenterei di continuare a fare quello che sto facendo, certo magari con qualche entrata monetaria in più e il riconoscimento dovuto del mazzo quotidiano che mi faccio, però è anche vero che finchè c'è la salute c'è tutto, ecco io vorrei cambiare questo noioso proverbio in "finchè ci sono gli amici c'è tutto"... stavo per aggiungere altro, questo è stato il più bel regalo di compleanno di quest'anno... certo finchè non mi arriva un obiettivo nuovo per la macchina e una videocamera con i controfiocchi... no dai ovviamente era uno scherzo, lo giuro, veramente.  

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lunedì, 13 luglio 2009

Lost in translation Colte per voi nel mio giardino

Mi perdo spesso, in continuazione, perdo persone, perdo oggetti, stamattina per esempio esco di casa, borsa leggera ma non ci faccio caso, avevo fatto pulizie giusto l'altro giorno, sono quasi arrivata alla metropolitana, tic.... tac.. il tempo scorre e ho un bus che mi aspetta, che poi è un modo di dire, perchè tante volte mi sono trovata sulla banchina di attesa sventolando fazzoletti, per lo più bianchi, per salutare il signor autista che si allontanava sul suo cavallo d'acciaio. Ecco in tema di perdite stavo per perdere il filo del discorso, un attimo che mi chino a raccoglierlo, che è sotto la sedia, ecco ripreso, dicevo borsa leggera, possibilità di ritardo, la control freak che c'è in me per una volta mi salva e prima di scoprire l'inevitabile scopro il vero motivo della borsa leggera, ovvero la totale e inconfutabile assenza del signor portafoglio. Panico, terrore, tremarella alle gambe si impadroniscono di me, tempo due secondi, che sembrano due ore, e sono già giù dal tram, di corsa a saltare su quello che sta arrivando in direzione opposta, schivando il tram in partenza, le macchine in arrivo, i ciclisti kamikaze. Arrivo a casa, sicuramente il pullman è andato, ma il portafogli è sano e salvo che occhieggia dal tavolo, sempre detto borse con apposite tasche richiudibili e non la borsa blob che mi porto appresso. Così ho trovato anche un'ottima scusa per sublimare il mio senso di colpa da post "giro per saldi", trovando un motivo valido (perchè è valido) per rintuzzare il "sale tour".


Ci sono poi le perdite più importanti, mi è capitato di perdere me stessa per esempio, di scordare per un attimo, ma quanto è stato lungo però, che quando ascolto Rue des Cascades di Tiersen mi passa la malinconia, di scordare quanto è bello frignare sulle spalle degli amici che ti strizzano per bene di tutte le paranoie per restituirmi alla vita con scritto in fronte la parola leggerezza; di dimenticare le piccole strategie di sopravvivenza che tengono lontani i draghi che mi portano su territori impervi e sconosciuti, che mi impediscono di sorridere ai piccoli imprevisti della vita, ma solo perchè io glielo lascio fare. Del resto non sono stata mai granchè come guida in montagna, ero una creativa anche nel trovare i sentieri che ci portassero alla meta sani e salvi, prima che finisse l'acqua calda per la doccia nel rifiugio, ogni tanto smarrivo le bandierine rosse e bianche ed eran si gran problemi, oggi forse non succederà più perchè ho lasciato dietro di me segni sicuri, ora sono le molliche di Pollicino, ora sono alberi robusti che non posso confondere con nessun altro, magari mi perderò ancora, magari l'acqua calda sarà già finita una volta arrivata, ma alla fine mi ritroverò sempre. 


         

balenato da elesole
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sabato, 14 marzo 2009

Whatever Colte per voi nel mio giardino

Piedi scalzi, il portatile sulle ginocchia per tenerti caldo, scrivi in una solitudine che ti sembra perfetta, sei cirdondata da tutto quello che ti serve, la tisana al finocchio per prepararsi alla bella stagione, i libri, i dischi,tutti i tuoi esperimenti di indipendenza. La finestra è aperta, anzi per la verità socchiusa, vorresti far entrare la primavera. lo vorresti di cuore, ma per il momento lei ha fatto solo promesse, di giornate luminosissime, che trasfigurano tutto rendendolo nuovo, anche se poi sono le solite strade, i soliti angoli che percorri tutti i giorni; di cieli azzurrissimi, che staresti ore a contemplare. Poi ti basta girare l'angolo, e il vento ancora freddo, dispettoso ti tende un tranello, sei costretta così a serrare di nuovo la sciarpa intorno al collo e a stringerti nel tuo pastrano nero, diventato ormai troppo grande per te, e che ti fa sembrare ancora più buffa e impacciata.




Compi pellegrinaggi serali in luoghi che fino a qualche tempo fa erano sconosciuti, puro folclore in salsa di soia, sei eccitata come una bimba di fronte a un barattolo di Nutella, non vedi l'ora di immergerti, perchè non vuoi perderti nulla. Di fronte a un portone grande e imponente e ancora chiuso ti stringi vicina, vi sorridete incoscienti, anche se in tutta questa follia c'è del metodo. Prendete misure, vi prendete le misure, non sarà poi così difficile pensate, pare che siete stati tagliati a misura, così dice chi vi vede. Vedi ragazze sfrecciare per la via in bicicletta, cairche di borse e zaini, eppure così leggere, ecco, guarda, mi pare che ci sei anche tu, sempre carica ma allo stesso tempo lieve.




Ci sono poi nuovi inizi, una borsa di tela rossa fiammante che hai portato già a spasso per la città, oggi aderiva perfettamente al tuo fianco, piatta com'è, ma conti tra qualche tempo di vederla panciuta, zeppa di fogli, di pensieri, di progetti e di speranze. Per farla crescere ti sottoponi regolarmente a bombardamenti di stimoli, di nuovi mondi da esplorare e conoscere, di nuovi volti e nuovi nomi, che ovviamente ancora non ricordi bene, del resto non è mai stato il tuo forte, ma la cosa non ti preoccupa, hai due anni per impararli, per ascoltare quello che hanno da raccontare, per discutere con loro e crescere insieme.




Ti guardi intorno e testi le tue radici, paiono ben salde e ramificate, un po' di qui e un po' di là, un po' divisa lo sei sempre stata e non puoi farne a meno, del resto quando il terreno è buono e ricco è anche difficile per loro decidere da che parte andare per attecchire.




E, intanto, sogni in grande e desideri piccole cose, quel paio di scarpe da ginnastica blu con le barchette sul fianco, per esempio.  




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22:54 / p-link / real life, amicizia, cazzi e mazzi, dreaming, milanesità / commenti (3)

martedì, 03 febbraio 2009

Wonderful life Colte per voi nel mio giardino

"Hai visto quante cose belle che ti capitano?", una domanda innocente, digitata in una chat di skype, ebbene si hai qualche problema con le conversazioni in viva voce, o forse la verità è che hai qualche problema con i cavi rosa e verdi delle cuffie, e skype lo usi come fosse una chat qualsiasi, credo che questo si chiami uso creativo dei mezzi informatici.


In effetti ti senti un po' come nel paese delle meraviglie, ti meravigli per quante cose stanno accadendo in questo momento, cose belle, la prospettiva di aria fresca da respirare, una lettera che aspettavi con timore e tremore, la vedi visualizzata nella casella di posta elettronica, il titolo altisonante e che ti fa pure un po' paura, "Esito del colloquio di selezione", tentenni per un po', chiedi alla tua collega "che faccio apro? Ma no non apro e se poi mi dicono picche? Lasciamola lì così, magari si apre da sola e mi si svela la sòla terribile che ho preso". Per fortuna mi circondo di persone risolute, più di me sicuramente, che mi costringono ad aprire l'allegato. Quello che accade dopo sono risolini isterici che arrivano fin giù alle sante orecchie di san'Aita, ma anche a quelle di qualcuno che in questi giorni è lontano ma che senti incredibilmente vicino , mani che fanno clap clap, saltello per l'ufficio incredula. Confermo teorie, non credere più tanto alle possibilità che possono avverarsi, così poi si è più felici, teoria approvata e confermata, ci metto anche un bel sigillo con la ceralacca rossa, che si tratta di una di quelle strategie per sorridere. Penso alle levatacce, ai quaderni che riempirò di cose nuove, alle penne da scegliere con cura, novella scolaretta, felice, come sempre, di tornare sui libri.


In ritardo sulla tabella di marcia, Babbo Natale mi ha regalato anche un collega nuovo di zecca, forse il vecchio barbuto se l'era scordato nelle sacche che quelle povere renne si devono portare in giro per il mondo. Me lo immagino mentre striglia per bene le povere bestie, che mette un po' di ordine tra i sacchi e ci trova dentro Collega Nuovo mezzo congelato, meno male che lui è uomo temprato dalla vita girovaga che ha fatto e che gli ha permesso di resistere fino ad oggi. Dico solo che da oggi avrò miele aggratis e grandi scambi cultural musicali. Questo per dire che scrivere le letterine a Babbo Natale talvolta funziona.     


Ti senti in stato di grazia, le persone a cui vuoi bene stanno bene, le senti vicino, ti permettono di stare vicino a loro, di ridere, costruire, inventare, sms  ti fanno mancare il respiro per qualche secondo e ti fanno sperare, perchè a loro modo ti stanno dicendo che ti vogliono bene, nonostante tutto, nonostante te.


P.S: gustatevi Elesole in versione ottimistica perchè non capita tutti i giorni, la poetica del Bordo mica la posso liquidare così :)

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sabato, 31 gennaio 2009

Saturday night life Colte per voi nel mio giardino

E' sabato sera, mi si chiudono gli occhi per il sonno, per la stanchezza accumulata in una settimana da apnea prolungata, ho preso il fiato sabato scorso con una telefonata che ha gelato le vene, le sensazioni ben conosciute di impotenza e di paralisi, la preoccupazione, prendersi cura, indovinare la mossa giusta in una partita a scacchi. Poi tutto che si scioglie con una coperta calda di lana, che non soffoca, con lenzuola blu perchè anche quando dormiamo vogliamo cieli blu a ricoprirci, odore di nuvole per i nostri nasi ghiacciati.


L'apnea è proseguita durante la settimana, telefonate, mail, html, oddio non mi si carica l'immagine, controllare contemporanemanete tre caselle di posta elettronica in attesa di notizie, aspettando l'inatteso, sentirsi fare complimenti per una cosa che ti sembra piccola piccola, rimanerci male quando capisci che l'invidia non permette di partecipare alla spartizione della gioia, pensi che è un peccato, perchè è un piatto ricco, ha tante pietanze, profumi, sapori, basterebbe accettare di stringersi un poco per fare spazio a tutti, mangiare meno per mangiare tutti. Preferisci restare lì con la ciotola di riso? Non importa, ecco vedi, c'è un cuscino accanto a me, che non si sa mai.


Quando sono riemersa sono stata investita da parole, parole e parole, e allo stesso tempo da silenzi e mancati saluti, la mela che stavo gustando dopo l'immersione mi è esplosa tra le mani, quando meno me lo aspettavo, per terra ho trovato solo frecce che portavano con sé le parole giudizio, rifiuto e dolore, le raccolgo e le ripongo nella faretra che ho in spalla, e che nonostante i mesi passati pare essere sempre più pesante.


E intanto, anche nel silenzio surreale di un sabato casalingo, sento che qualcuno è al lavoro, cerco di avvicinarmi al cuore, sento due rumori distinti, il battito regolare, che mai si è sentito così forte come in questi giorni, ma poi se pongo bene attenzione, in un angolo, c'è un altro rumore, continuo, che scava e scava e scava...

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mercoledì, 21 gennaio 2009

Winter hymnus Colte per voi nel mio giardino

Indosso maglioni a righe, un colore solo non mi basta, ho bisogno del rosso perchè fa freddo, del blu perchè sogno cieli sereni, privi dei nuvoloni che invece da tempo occupano il mio spazio visivo quando mi metto con il naso all'insù, mi piace il verde che timidamente si fa strada tra i blocchi di neve ghiacciata, tra il bianco che rende tutto piatto e uniforme, ma la vita sotto non muore e si rigernera continuamente e prima o poi fa sempre capolino, anche quando tutto pare immoto. Infine ho bisogno di giallo, di luce, della promessa di incontri, per smontare castelli di carta e torri in cui rinchiudersi e per costruire casette con i mattoncini lego, colorati e componibili, perchè oggi la luce ci piace che entri e inondi tutto, ma domani potremmo avere voglia di un camino.


Riprendo il gusto della solitudine, dopo che la marea ha inondato tutto per qualche tempo, tanto che non c'era posto per sedersi a osservare l'orizzonte infinito e sterminato dei miei pensieri. Ora il mare si è ritirato, mi ha fatto posto, mi sono accomodata, gambe incrociate, note nelle orecchie per farmi compagnia, a volte succede poi che mi sieda al buio, stanza grande, poca gente, solo le luci mutevoli, ora reali ora fantastiche di una lanterna magica, di uno schermo che racconta storie. Ritornare a casa, passare tra silenzi di case tiepide che fumano, soffiare verso il cielo per unire il mio respiro ai fili di vento e allungare il passo per non sentire freddo,   


Riprendo in mano ferri e lana di un lavoro interrotto qualche tempo fa, ricordo che avrei voluto disfare tutto quello che avevo fatto fino a quel momento, mi sembrava inutile, sfilacciato e senza possibilità di finirlo, perchè non avevo i fili giusti e perchè quelli che avevo erano sfibrati dal costante lavorio dei ferri. Ora ho in mano i fili giusti, il disegno pare più chiaro, mentre lavoro sorrido e talvolta sorseggio grappa, altre volte depongo i ferri della lana e consumo, macino lettere su tastiere per costruire tane dove dare asilo a libri che nessuno ha voluto.


Ascolto le previsioni del tempo: moderatamente instabile ma con tendenza al miglioramento.

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mercoledì, 31 dicembre 2008

Memory box Colte per voi nel mio giardino

In questi giorni di riposo, lenti e sonnacchiosi, mi sono ritrovata circondata da tante scatole, di forma, colore e dimensione diversa, sono loro le custodi, ideali certamente, di questo 2008 faticoso, intenso e sorprendente. Sono curiosa e provo a darci un'occhiata per vedere se riesco a sorprendermi ulteriormente.


C'è una scatola grande, colorata, dai toni vivaci e caldi, mi affaccio e trovo le foto dei miei amici e amiche, piacevoli conferme, porto sicuro in cui mi sono ritrovata ad approdare quando ero in preda a flutti emotivi, che mi hanno scuassato l'animo e mi impedivano di vedere la fine della tempesta. Trovo piatti, bicchieri e una bottiglia di vino, perchè le confessioni più intense, il racconto di dolori, il chiederci a vicenda "perchè sta succendendo?", hanno avuto sempre come testimoni silenziosi, una casa accogliente dalle pareti verdi, una casa che non ha mai fatto mancare comprensione, allegria e buone dosi di alcool. Nella scatola ci sono anche le mie piantine crescono e quest'anno hanno messo radici, alcune sono ancora da coltivare e da far crescere ma promettono bene e daranno fiori nuovi, altre rischiano di morire perchè non sufficientemente curate, acqua concime e chiacchere non farò mancare loro nel prossimo anno.


C'è una scatola poi piccina e strabordande, ci sono carte su carte su carte, statuti, progetti, numeri, l'accumularsi di esperienze, di incontri stimolanti, di persone, per fortuna per lo più giovani, perchè l'Italia non è solo una repubblica fondata sulla gerontocrazia. La scatola è troppo piccola, è tempo di cambiarla, per renderla più adeguata a tutto questo ammasso di esperienze, di informazioni, non mi resta che decidere se tenere lo stesso modello, oppure scegliere altri materiali, altri colori.


Nascosta tra le altre scatole c'e n'è una, che è stata poi quella che contiene più cose in questo anno strano, è ammaccata perchè ha conosciuto posti diversi, perchè me la sono portata spesso in giro, nascosta nella borsa, perchè non potevo perdere nulla di quello che stava succedendo, perchè ha raccolto i pezzi di un disegno fatto a due mani, perchè non voglio che ne vada perso neppure uno, perchè con il tempo e la pazienza voglio ricomporlo. Nel frattempo la scatola si è riempita di tante altre cose: c'è la foto di porta Venezia , le lunghe passeggiate notturne, ci sono biglietti di cinema e di concerti, libri di ricette, bacchette di legno per suonare, una macchina fotografica per sognare.


Infine c'è una scatola ancora vuota, anonima, che aspetta solo di essere riempita da me, riempita da quello che il 2009 mi vorrà riservare, da quello che sarò in grado di accogliere e di creare dai miei sogni, dalle speranze, ma anche dalle paure.


  «La missione di ogni uomo consiste nell’essere una forza della natura e non un grumo agitato di guai e di rancori che recrimina perché l’universo non si dedica a renderlo felice». (George Bernard Shaw)

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sabato, 15 novembre 2008

Melting pot Colte per voi nel mio giardino

Preparo buste, fogli, carta, oh si tanta carta, fotocopie, il toner nero sulle mani che inevitabilmente finisce sulla faccia, novella spazzacamino, chissà se ci sono ancora? Chissà se  mi affaccio alla finestra e li vedo passare sopra la mia testa? Guardo bene, mi bagno occhiali naso e faccia,  piove fuori, il nero si scioglie sul viso, ritorna pulito, lo sguardo forse un po' meno, lenti sporche, visibilità ridotta, nebbia a banchi.



Imbusto il mio futuro, sopra posso scrivere tutto quello che voglio perchè è ancora tutto bianco e immacolato, la possibilità di scelta che dà le vertigini, biscotti zero per cento di grassi, fanno tanto bene dicono, ma poi che gusto c'è? Frollini ripieni di cacao, buoni loro, tanto gusto, meno buoni per la bilancia, la vertigine della scelta, impreparazione, inadeguatezza.



Tesso tele colorate, ho a disposizione tanti fili diversi, cotone, lana, seta, come fare a tenere insieme tutto? E infatti alcune le lascio  a metà, sospese, altre non la completerò, lascerò ad altri il compito di finire il lavoro iniziato, perchè non so come continuare , altre ancora le disferò, forse perchè non mi piacciono più tanto, o forse semplicemente perchè non mi scaldano, l'inverno può essere lungo e io ho bisogno di coprirmi bene, di sentirmi calda e protetta, quando il vento soffierà forte, quando fuori ci sarà freddo.



Mi specchio negli occhi, nelle parole, nei volti di altri, mi scopro a volte sorella nella gioia, consigliera nel dolore, applico teoremi che ben conosco e che ho sperimentato a lungo su di me prima, mi rivedo in ossessioni, in lacrime, vorrei fornire soluzioni soddisfatti o rimborsati.



Tu però prima devi accettarle, sono gratis non temere, il brevetto l'ho già pagato quando è stato il momento, tu devi solo aprire la mani, che ora tieni chiuse a pugno davanti agli occhi, perchè non ti vuoi vedere, perchè la tua vista ti nausea, non serrare le dita, ecco, pollice, indice, medio anulare, guardati, lo vedi? Non sei brutta, hai solo gli occhi un poco rossi, un po' di latte, batuffoli di cotone e tutto ritorna come prima.
Tutto gratis, se non ti piace, ti rimborso.

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domenica, 09 novembre 2008

Follow into the dark Colte per voi nel mio giardino

La piazzetta di ghiaia, sigarette in tasca che senza ancora non so stare, giro l'angolo, colore giallo, il sole anche se è sera, ci prendiamo il viso tra le mani, ci tocchiamo come per prendere confidenza con un territorio che è nostro, ma di cui vogliamo riappropiarci lo stesso, anche se è solo una settimana. I sorrisi, quanti, rischiamo la paralisi penso, poi parole, racconti, immagini, gesticolare che con le mani in mano non posso rimanere, perchè le parole non mi bastano a raccontare il mio mondo, "Hai mai fatto teatro?" - mi chiedi- sorrido e mi schernisco, perchè in fondo vivo la vita a volte come se fossi su un palco, creo drammi che sono soufflé, fuori la crosticina sembra non volersi rompere, ma dentro ci sono solo cose buone, non solo per noi, ma per tutti quelli che hanno voglia di sedersi alla nostra tavola, tanto c'è sempre posto.




Le luci che si spengono, silenzio in sala, amarsi, lasciarsi, tutti vittime e carnefici allo stesso modo, la mano che formicola da tanto ce la stringiamo, rannicchiarsi nella sciarpa nera della nonna, ma tanto sono tutta circondata dal calore e non sento comunque freddo. Si accendono le luci, ognuno si affaccia sulla terrazza ed ha il proprio punto di vista, meglio, penso, così possiamo prendere tutto il panorama insieme, dove non arrivo io tanto ci arrivi tu. Vino, queso e jamon,  tanto per abituarci a sapori e aromi che presto saranno nostri, d'improvviso salgo sul mio palco personalissimo, gli occhi da verdi diventano marroni, cupi, metto in scena uno dei miei drammi, ti lascio al bordo del palco, non voglio che mi raggiungi, lasciami qui che tanto le cose vanno male e in due sul palco non ci possiamo stare. Tu tendi la mano, non ne vuoi sapere di andare via, accarezzi le caviglie, brividi, mi accuccio per vederti meglio, allungo le braccia, mi sollevi, strano sono leggera. Per adesso fine dello spettacolo.




Limone e miele, luce e penombra, riusciamo a dissetarci e sfamarci, lo stesso tavolo, la tovaglia verde, matite e libri per tutti e due, gomma per cancellare le cose storte, colori per scrivere favole oggi. Tu che entri piano senza disturbare, raccogli sorrisi, mettili in tasca che sono preziosi e servono sempre, prendiamo un divano così ci stiamo tutti, le nostre faccine che fanno il giro del tavolo, profumo di dolci e di autunno, thé e zucchero, ti stupisci come un bambino perchè tutto sa di buono e di pulito. Anche tu lo senti e io per oggi scrivo favole.  




    

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venerdì, 03 ottobre 2008

Achille e la tartaruga Colte per voi nel mio giardino

Ricordo che al liceo, ero in terza, banco in prima fila vicino a quel terrorista che poi sarebbe diventato il mio amico con la A maiuscola, che mi impressionava mostrandomi i testi dei Doors - "Sai che la Love street di cui parla Morrison è la via delle puttane?", e io maglioncino blu e occhi sgranati che poco mancava che mi facessi il segno della croce. Ma non divaghiamo... si, ero in terza. e mi accostavo per la prima volta con curiosità al mondo dei filosofi, ai pensieri, alle domande, a una modalità di approccio alle cose che poi per me è divenuta modalità di approccio alla vita, l'interrogarsi, il non rimanere fermi, uguali a se stessi, sapersi riconoscere come Uno anche nel divenire. In mezzo a parolone come "aporia", "imperativo categorico" (che a me ha fatto sempre paurissima per dire), ricordo con tenerezza e simpatia Zenone, che ho sempre immaginato essere un gran burlone ( ecco la rima baciata), che si divertiva a costruire paradossi, giochini attraverso cui dimostrava le sue tesi. Il mio prediletto era il paradosso di Achille e la tartaruga: Achille (detto "pie' veloce") viene sfidato da una tartaruga nella corsa e concede a questa un piede di vantaggio, egli non riuscirà mai a raggiungerla, dato che Achille dovrebbe prima raggiungere la posizione occupata precedentemente dalla tartaruga che, nel frattempo, sarà avanzata raggiungendo una nuova posizione che la farà essere ancora in vantaggio.

Ecco mi sento un po' anch'io come Achille, ho davanti a me tante possibilità, sono pure io pie' veloce o mente svelta a seconda dei casi, ora poi con le mie fiammanti Gazelle rosse chi mi prende più, eppure mi sento lo stesso irrimediabilmente e costantemente un passo indietro rispetto ai miei desideri, ai miei sogni che stanno sempre di poco avanti me, faccio un passo pensando di poterli raggiungere, ma non basta, perchè loro sono là, avanti, riesco a intravederli, ma per il momento è ancora tutto sfocato, i contorni non ancora definiti, sarà colpa dell'astigmatismo mi racconto, forse colpisce anche la mente. I pensieri che mi attraversano di continuo, sono tanti, talvolta rumorosi e assordanti, altre volte rassicuranti e soffici, ma non riesco mai a fissarli, perchè, pure loro sono sempre un passo avanti e quando arrivo e sto per prenderli, loro sono già corsi via, in là. Allora provo ad accellerare il passo, a correre più veloce - ho le Gazelle rosse ricordate? -, il respiro si fa affannoso e la vista si appanna perchè chiedo troppo alle mie forze, rischiando tra l'altro di perdere di vista la meta. Rallento quindi il passo, inspiro ed espiro con calma, non mi affanno, un passo dopo l'altro, che intanto non c'è fretta, nemmeno per la tartaruga che mi sta un passo avanti.

balenato da elesole
13:48 / p-link / real life, amicizia, domande e scazzi / commenti (3)

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