- .:Questa insicurezza nei rapporti, la sistemerò quando avrò i capelli corti:.;">
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.: Strawberry Fields :.



Una piccola cosa, apprendista donna, cocciuta e a volte devo dire un pò incazzosa, tremendamente idealista che nonostante le brutture di questo pazzo mondo malato crede che si possa ancora cambiare rotta... o forse no! Insomma una come tante che non aspira a essere speciale o a essere incompresa... Dimenticavo... ultimamente ho scoperto di essere vittima della sindrome di Peter Pan nonostante la mia veneranda età!

...astenersi perditempo

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lunedì, 26 novembre 2007

Keria Colte per voi nel mio giardino

Mi appunto al golf scuro e pesante che mi protegge dal freddo un fiore di lana cotta, azzurro , per ricordarmi di essere leggera nonostante i pensieri e le situazioni pesanti che sto vivendo in questi giorni, per ricordarmi una volta di più che i pensieri brutti non mi devono, mai e poi mai, imbruttirmi.

Poi ci sono anche i pensieri leggeri e piacevoli, carichi di nostalgia, che si dischiudono all'improvviso e inaspettatamente da un sms inviato da un caro amico giramondo che ti informa di cosa sta combinando in questo periodo e che forse per Natale sarà dalle tue parti con la proposta/promessa di un caffè. L'animo più leggero perchè forse capisci che non sempre sei risultata essere come acqua fresca che passa senza lasciare il segno, perchè le persone a cui vuoi bene, incredibilmente, a volte ricambiano.

Provo a leggere poesie, per ammorbidire il cuore duro e l'animo freddo glaciale, e oggi mi appunto anche qui questa poesia:

Candele

Stanno i giorni futuri innanzi a noi
come una fila di candele accese,
dorate, calde e vivide.

Restano indietro i giorni del passato,
penosa riga di candele spente:
le più vicine danno fumo ancora,
fredde, disfatte, e storte.

Non le voglio vedere: m'accora il loro aspetto,
la memoria m'accora il loro antico lume.
E guardo avanti le candele accese.

Non mi voglio voltare, ch'io non scorga, in un brivido,
come s'allunga presto la tenebrosa riga,
come crescono presto le mie candele spente.

(C. Kavafis)


 

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giovedì, 22 novembre 2007

Ragazzi interrotti Colte per voi nel mio giardino

I giorni appena trascorsi, belli intensi come da tanto non ti capitava, le persone incontrate un pò per caso un pò no ti conducono a pensare che, come V*italiano T*revisan, sei un'ottima calamita per la categoria di persone che può essere assimilata alla categoria sociale e sociologica del "borderline". Non so se è per colpa del mio aspetto un po’ trasandato, i pantaloni larghi e informi, gli orli sdruciti perché io non cammino ma trascino i piedi, non sono ragazza da tacchi e trucco in perfetto ordine, ci ho provato qualche volta, ma sono pigra, questo è un dato di fatto e credo di averci fatto pace con questa realtà, per cui il tempo dedicato al trucco lo investo in altre attività, non necessariamente più impegnate.   
Così non ti pare strano che mentre ti ammazzi arranccando con fatica e sudore lungo gli infiniti pianerottoli del palazzo che ospita la Cuba, con la lingua che è a un centimetro dal pavimento, tu venga fermata sul pianerottolo da una simpatica vecchietta, scialle verdone in spalla, capelli bianco candido semiraccolti, le calze coprenti e pesanti color carne ( tutte le vecchiette ce le hanno mi chiedo se anch'io quando avrò i capelli bianchi le porterò) che ti chiede una analisi approfondita sulle condizioni metereologiche esterne, chiedendo info su umidità, temperatura, brezza o vento, per concludere poi che alla fine è meglio stare in casa. Forse era una scusa per evitare che tu morissi di infarto davanti alle sue bellissime calze coprenti, vista la chiara difficoltà fisica in cui versavi.
Non è neppure strano che tu venga abbordata da un omino alto un metro e cinquanta, completamente rasato, marsupio d'ordinanza con una stella rossa (avresti dovuto capire da quel segno tutto) sulla tasca esterna, interamente coperto di jeans, giubbetto, calzoni, camicia, che nel reparto "Storia d'Italia" della Fnac ha spazzato via con una sola parola tutta la collana Rizzoli di approfondimento storico definendola merda, indicandomi il libro del figlio di Calabresi come inutile, ma salvando il libro che avevi in mano, ma solo perchè, ha tenuto a precisarti,  era amico di uno degli autori e "lui c'era" durante la Milano ribelle degli anni '60-70 quando gli spazi venivano presi senza troppo complimenti e si credeva che la rivoluzione fosse possibile. "Ricorda... quando leggi di via della Disciplina, collettivo Rosso... io c'ero". Un po' intollerante forse l'amico... però simpatico.
Neppure sul pullman che, aihmè ti riporta nella Città Giocattolo, ti fai scappare il "border" della carovana, un signore di una certa età che vedi spesso alla banchina, innocuo certo, abbigliato questo alla "teddy boy", jeans stretti con risvoltone, una coppoletta di lana scozzese in testa, giubbetto bicolor, che coglie l'occasione per mostrarti durante il viaggio, 40 chilometri di coda sulla Santissima Paullese nell'ora di punta, i suoi acquisti musicali, tali Moby Grapes, raccontandoti tutti sui Moby Grapes, quanti dischi hanno fatto, quanti erano questi Moby Grapes, ahhh quanto erano bravi i Moby Grapes, chiedendoti in cambio di questo bagno di cultura sui Moby Grapes la traduzione dei titoli della canzoni dell'almbum che aveva in mano in italiano, un po’ di inglese maccheronico un po’ di invenzione, forse per questo che dai sedili dietro sentivi sommessamente ridacchiare? Ma soprattutto, ma chi li aveva mai sentiti 'sti Moby Grapes?
I love you borderlines!
 

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domenica, 18 novembre 2007

Cose buffe Colte per voi nel mio giardino

Certo, non è mai bene prendere la macchina, mettersi in viaggio per un luogo mai visto, esistente certo perchè indicato sulla cartina, ma con il dubbio in testa "Chissà se mai lo troveremo". Non è neppure bene partire per un concerto senza avere il biglietto in mano, pensando "Massì, in questo posto dimenticato da dio chi vuoi che venga a sentire un concerto, di una cantante che poi non è famosissima". Ecco se vi colgono questi ragionamenti, in un impeto di ottimismo, riponeteli nella cassetta di latta dei biscotti al burro danesi (avanti chi non ha a casa una scatola blu o giallognola di biscotti al burro danesi?) e seppelliteli con quello che volete, altri biscotti, fili, perline, sigillate la scatola per bene e non fateli più uscire. Vi risparmierete momenti di ansia inutile davanti alla sterminata fila dei senza biglietto, ottimisti come voi, tutti in coda davanti al  teatro comunale, che più che teatro sembra una sala per spettacoli oratoriali con le sedie di legno dagli schienali rigidi, sedie traditrici che non appena ti alzi, zac, ingoiano cappotti, borse, sciarpe e a volte anche mani, se non stai attento e svelto a toglierle. Eviterete di attendere davanti a simpatici ragazzotti bresciani che millantano amicizie con l'organizzazione e che vogliono accaparrarsi biglietti, non prenotati, e che spettano di diritto a voi che siete davanti alla cassa, portafoglio aperto ma non troppo, pronti a sfoderare la banconota, pronti a tutto nel caso.

Ecco, se riuscite a sopravvivere a questo carico di stress, magari vi capiterà anche di assistere a un concerto inatteso, bello, caldo, buffo, per lei, che pensavate e vi avevano dipinto come una stronza, ombrosa, scostante e distante e che si rivela  invece essere buffa, dolcemente impacciata mentre presenta affettuosamente uno a uno i musicisti che l'accompagnano nel suo tour, per ognuno un complimento, per ognuno una storia da raccontare. Dopo ieri sera ho un po' di motivi in più per adorare Cristina Donà, oltre alle sue canzoni, che hanno accompagnato alcuni momenti topici degli ultimi anni, perchè ipnotizza nel suo "sentirsi fuori posto", perchè mentre accorda per finta la chitarra (già accordatissima) tiene gli occhi bassi per non guardare il pubblico, perchè è bello essere pudici e diventare piccoli piccoli, perchè per essere femmine non c'è bisogno di essere sguiate e sfrontate. Ecco, da grande mi piacerebbe essere un pò come lei, vestito nero da sera, ballerine nere ai piedi, melodie ariose e chitarre rock.    

balenato da elesole
12:37 / p-link / real life, cazzi e mazzi, muzika / commenti (10)

mercoledì, 14 novembre 2007

Home sweet home Colte per voi nel mio giardino

Il media player in versione cazzafrulla che leggendomi nel pensiero mette la musica che piace solo per me, come se fosse la lampada di Aladino che sfrego e realizza i miei desideri, anche se sono solo musicali, ma in fondo ci si può accontentare di poco. Il tepore della mia casa Cuba dalle pareti rosa, di un rosa che non saprei definire, bello come sono belle quelle cose che capitano per caso, perchè quando mischiavate i colori, un pò di bianco, un pò di rosso e una punta di giallo, mica pensavi che sarebbe saltato fuori una tonalità, che alcuni hanno definito da "coraggiosa", non pensavi che da lì a poco quei 24 metri quadri di casa li avresti avuti solo per te, odiandoli per un certo periodo, inveendo contro di loro perchè erano la testimonianza vivente e pulsante di quello che pensavi fosse l'ennesimo fallimento.

Scrivere, leggere, bevendo una tisana calda e profumata alla cannella, che ti fa scordare la giornata da pallina da ping pong che hai passato in giro tra appuntamenti istituzionali, missioni "a rischio" per conto del parentado (converrete con me che consegnare dei medicinali sottoforma di pastiglia al moroso della signora sorella a Corvetto sotto gli occhi di una pattuglia della Polizia non è il massimo). Un aperitivo caloricissimo con un'amica che non vedevi da troppo tempo, parlando di soddisfazioni e gratificazioni, di frustazioni e incazzature, di inserti di giornali e di riviste frivole all'apparenza, ma che a volte possono essere inspiegabilmente utili, almeno per noi ragazze giustamente leggere.

Il piumone rosso che ti aspetta, l'ultima sigaretta della giornata fumata alla finestra guardando un cielo privo di stelle, inspirando lentamente per tenere dentro quello che di bello percepisci in te, quell'equilibrio ritrovato e che temevi di avere perso un attimo per strada, espirare insieme al fumo i pensieri strani, lasciarli andare via, in alto, veloci, per poi disperdersi, in un cielo terso, le stelle non le vedi,è verò, ma loro ci sono, lo sai, e il sol pensiero ti fa stare serena.

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domenica, 11 novembre 2007

Giorni e nuvole Colte per voi nel mio giardino

C'ho messo un pò per elaborare un giudizio su un film che ho visto una settimana fa, sono a carburamento lento, come un diesel, questo non è buono, vorrei avere il guizzo geniale, comprendere e prendere dentro di me le cose che mi accadono, invece ho l'impressione di arrivare un attimo dopo, non so neppure io di che cosa. Perdonate quindi la poca emozionalità di questo post e sopportate, per quanto vi è possibile la sua cerebralità.

"Giorni è nuvole" è un film ambizioso: per il tema trattato, drammaticamente attuale e vero, come la precarietà e la perdita del lavoro e tutto ciò che consegue a livello personale, di affetti, di ruolo e posto in una società che apparentemente ti chiede di essere flessibile, pronto al cambiamento, ma che in realtà lei per prima non è pronta ad assorbire, imprigionata com'è in ruoli cristallizzati e codificati che faticano a essere messi in discussione. Il pater familiae (interpretato da Antonio Albanese) rimane colui che deve garantire il sostentamento per tutti, spogliato di questa funzione non è in grado di reinventarsi un ruolo diverso, ci prova, si inventa lavoretti malpagati e che sicuramente non rispondono alle sue qualifiche, uscendone sconfitto, bellissima la scena in cui Albanese prova e riprova ad attaccare la carta da parati e alla fine si trova costretto a scappare, abbandonandosi alla disperazione.

Dicevo che è un film ambizioso, ben fatto per tanti punti di vista anche dal punto di vista tecnico, la camera a spalla usata di frequente che acuisce il senso di instabilità e di lento, insesorabile declino di tutte le certezze, di cui l'uomo ha bisogno per sopravvivere (il lavoro, la casa, gli affetti  che non vuol dire solo l'amore dei propri cari ma che qui assume sicuramente la connotazione della considerazione e della stima di chi ci sta intorno). Soldini ha voluto confrontarsi e costruire un film difficile e in questo ha commesso alcuni grossolani errori, il più macroscopico sicuramente è la scelta dell'interprete femminile, una Buy costantemente sopra le righe, la vedi, muore dalla foglia di tirare fuori il suo lato nevrastenico che l'ha resa nota al pubblico italiano, ma non può perchè non è questa la situazione, perchè Soldini ha il pregio di non pretendere dai suoi attori delle interpretazioni sguaiate o esasperate, mi è mancata tanto la Licia Maglietta de "Le acrobate" e di "Pane e tulipani", però da un pò di tempo mi sono convinta che dal cinema italiano non si può avere tutto, se hai belle storie magari ti devi sorbire attori pessimi, se ci sono bravi attori magari le storie non sono all'altezza e via dicendo, per cui come dire, ho cercato di fare finta che Margherituccia nostra fosse un'attrice multitasking e ho fatto finta di niente. E poi dai, la donna, traditrice e infida Eva che alla prima occasione cornifica il povero marito, diciamolo, di questa trovata non se ne sentiva assolutamente il bisogno.

Poi, beh guardo la programmazione e vedo il solito Vaporidis che stavolta ci prova con la Capotondi nel solito filmino in cui il brutto anatroccolo diventa cigno e insomma... a Soldini si possono perdonare molte cose. 

  

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mercoledì, 07 novembre 2007

Disgustorama Colte per voi nel mio giardino

MILANO 7 novembre 2007 - "Non c'è mai stato un editto bulgaro né ho mai detto che questi signori non dovevano fare televisione"

Sofia 18 aprile 2002. "L'uso che Biagi, Santoro, ... come si chiama quell'altro ... Luttazzi, hanno fatto della televisione pubblica, pagata con i soldi di tutti, è un uso criminoso. E io credo che sia un preciso dovere della nuova dirigenza di non permettere più che questo avvenga.

Indovinello: da chi sono state pronunciate queste due frasi, tenendo conto che sono dichiarazioni della medesima persona.

Avete tre possibilità:

- Una persona affetta da dissociamento della personalità

- Una persona affetta da demenza senile (con rispetto per quelli affetti da questa patologia)

- Una persona che, per citare i nostri beneamati Offlaga Disco Pax: "ha la faccia come il c***.

In palio un bellissimo viaggio in Bulgaria, giusto per rimanere in tema.

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domenica, 04 novembre 2007

Breaking heart Colte per voi nel mio giardino

Non so se è tutta colpa di Elizabeth-the golden age, le atmosfere apocalittiche appena abbozzate e che non giustificano a sufficienza tutta l'attesa dell'armageddon tra inglesi e spagnoli, forse è colpa di una Clate Blanchette sempre più brava e sempre più alle prese con ruoli androgini, che fan pensare alla perfezione dell'umano così come è narrata dal Simposio platonico come un qualcosa di possibile e misterioso, ma ho ripreso a sognare, e che sogni!

Sono in una stanza scusa nera, di visibile che esce dall'oscurità come se fosse un corpo a sè stante senza appigli senza sostegni, la mia testa, ho di nuovo i capelli lunghi, raccolti in una coda, sono impegnata a deglutire, tutto il sogno lo passo a deglutire incessantemente e costantemente. Quello che sto cercando di dirottare nello stomaco è uno spillo, è sottile, lucente, ma mortale, voglio mandarlo nello stomaco per evitare che finisca conficcato nel cuore, ricordando le parole della nonna che mi raccomandava quando mi insegnava i primi rudimenti della "perfetta donna di casa" di non permettere mai a un ago di infilzarsi sotto pelle, che il sangue nel suo moto avrebbe condotto il mortale oggetto fino al cuore, provocando la morte istantanea. E allora deglutisco, la saliva come lubrificante, i movimenti di un corpo che non riconosco nelle tenebre ma che sento essere mio accompagnano l'intento, saliva, angoscia, glom glom, le parole della nonna che rieccheggiano nel vuoto "il cuore... la morte", ce la posso fare mi dico, manca poco, glom glom glom. Lo spillo si adagia nello stomaco, il cuore è salvo. E' mattina, mi sveglio, ho mal di gola. 

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giovedì, 01 novembre 2007

Solamente por pensar Colte per voi nel mio giardino

Ringrazio il mio buon gusto nella scelta e soprattutto la community del Piccolo Teatro di Milano che mi ha permesso di vedere "Vita di Galileo" tratto dall'omonimo testo di Bertold Brecht.

Li ringazio anche perchè mi hanno evitato l'acquisto folle di una bellissima giacca grigia come è grigia Milano, che poi devo ancora capire il perchè di questa storia della Milano grigia bigia, oggi per esempio era bella, tutta avvolta dalla luce di una giornata tiepida di novembre, le strade poco trafficate, tanta calma, fatta eccezione per i vecchietti e vecchiette impegnati nel "Cimiteri tour 2007" che hanno preso d'assalto i mezzi pubblici e anche i miei piedi e le caviglie, sempre siano lodati i sacri anfibi che indossavo per l'occasione.

Sentire parlare Galileo, alter ego di un Brecht lacerato dai dilemmi posti dal rapporto etica/responsabilità dell'uomo di scienza, mi ha fatto ricordare e rinsaldare alcune mie dolorose scelte, che mi hanno reso una mancata studiosa professionista, inserita nel meraviglioso e dorato mondo dell'Accademia. "La verità è figlia del proprio tempo, non dell'autorità" ad un certo punto si dice, queste parole hanno risuonato dentro come un mantra fino alla fine dello spettacolo, certo avrei dovuto spiegarlo ai "baroni" per esempio quando costruivano questionari, che avevano la pretesa di essere al servizio della ricerca sociale, omettendo deliberatamente tra le varie forme di consorzio umano le convivenze perchè non confacenti ai dettami di santa romana chiesa.

"Pensare è uno dei massimi piaceri dell'umanità", già... pensare e scrivere quello che viene imposto è un pò meno piacevole, lo si ammetterà senza dubbio, pensare con la propria testa rende un paria, d'improvviso non va più bene niente di quello che fai o scrivi, d'improvviso le borse di studio spariscono, d'improvviso le proposte di lavoro calano... pensare è un piacere, a cui non sono stata in grado di rinunciare.

     

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Leggere, fare passeggiate, la montagna, un bicchiere di rosso con gli amici, la MUSICA, il cinema, il teatro, l'arte, i libri compagni di sempre, tutto ciò che è bellezza, le piccole cose di pessimo gusto

L'ignoranza (quella supponente), la prepotenza, l'ambiguità, la slealtà, la cattiveria gratuita, gli estremismi qualunque essi siano, la violenza delle parole e dei gesti, il disfattismo e il fatalismo. Poi cose innocue come i libri di Baricco, il metal, i neomelodici e Gigi d'Alessio, ma anche Nek, Biagio Antonacci, la Pausini e tutta quella gente lì.

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