- .:Questa insicurezza nei rapporti, la sistemerò quando avrò i capelli corti:.;">
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.: Strawberry Fields :.



Una piccola cosa, apprendista donna, cocciuta e a volte devo dire un pò incazzosa, tremendamente idealista che nonostante le brutture di questo pazzo mondo malato crede che si possa ancora cambiare rotta... o forse no! Insomma una come tante che non aspira a essere speciale o a essere incompresa... Dimenticavo... ultimamente ho scoperto di essere vittima della sindrome di Peter Pan nonostante la mia veneranda età!

...astenersi perditempo

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martedì, 30 ottobre 2007

Ipocondria Colte per voi nel mio giardino

Sarà il cambio di stagione, sarà che non so mai come vestirmi e quindi muoio alternativamente di freddo e di caldo a seconda delle situazioni, degli ambienti e a volte anche delle persone, mi sento vulnerabile: agli umori discontinui miei, a quegli degli altri e agli acciacchi.

Oggi per esempio mi sono alzata con la nausea e un grazioso mal di testa, grazioso come un piccolo giapponese in camicia bianca e cravattino nero che si diverte a infilzarmi spilli sul mio delicato cranio. Ovviamente già sto pensando alle peggio cose, però siccome sono troppo brutte poi la butto tutta sullo stress e sullo stato di agitazione permanente in cui mi trovo. Mal di stomaco? Si è lo stress, dovrei sapelo che quando sto così mi prende subito la mia parte più debole. Mal di testa? E' lo stress, non dormo bene la notte o troppo profondamente per attutire i pensieri, così che svegliarsi da questi piccoli coma ogni mattina è una lotta dura.

C'è da dire che in passato i miei punti deboli fisicamente parlando sono mutati: intorno ai dieci anni per esempio erano i legamenti delle ginocchia e i tendini, bastava una piccola storta, oppure uno sforzo eccessivo durante passeggiate montanare per ritrovarmi al ritorno con indosso un bel paio di gambaletti color avorio che poi pensavo a colorare con gli Uni Posca per renderli più allegri e anche perchè ogni scusa era buona per usare gli Uni Posca, blu, rosa e rosso erano i colori prediletti che usavo un pò dappertutto, muri di casa mia compresi.

Poi sono cresciuta e ho sviluppato le mie doti canore in una situazione di schizzofrenia musicale che permane ancora oggi per certi versi, da un lato un coro ecclesiastico con le divise nere e per gli uomini papillon, dall'altro il mio fu gruppo fricchettone etno-popolar-folk-jazz con cui si girava per situazioni improbabili ma con grande divertimento. Insomma la mia ugola aveva un gran da fare e io mi prendevo amorevolmente cura di lei, credo per esempio che in quelli anni nessuno tranne persone opportunamente ( e a volte inopportunamente) selezionate abbiano visto il mio collo perchè all'epoca era intabarrato in foulards di ogni tipo e foggia, anche se il mio preferito rimane quello rosso slavato con i disegnini tipo sole e cose tribali, che faceva tanto flower power. 

Poi arriva il momento che si diventa grande, si comincia a lavorare, si comincia (o si dovrebbe) cominciare a fare sul serio, dicono che mi dovrei prendere le mie responsabilità per dire, dei legamenti non ci si preoccupa più perchè tanto lo zaino in spalla è un bel pò di tempo che non lo indosso più, ho smesso con l'abuso di foulard e ho sviluppato una dipendenza dalla propoli... per il resto... massì buttiamola sullo stress.

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mercoledì, 24 ottobre 2007

Pianeti in opposizione Colte per voi nel mio giardino

Avevo gridato vittoria troppo presto, avevo urlato osanna all'equilibrio da equilibrista ritrovato, parole come serenità, tranquillità perse di nuovo per strada, eppure nella mia nuova borsa invernal-berlinese di cui vado orgogliosa,  insieme alle penne, ai quaderni, ai libri all'acqua dovrebbero starci. E invece, è bastato un attimo di distrazione, puff, abbassare il livello di guardia che ho imparato negli anni a mantenere sempre elevato, per cedere alla tentazione del loop mentale, lo vedo davanti a me, visualizzato come un'immagine nitida: parte da un puntino piccolo, insignificante e poi come una spirale al rovescio che mano mano che  scende allarga le proprie spire.

La sintomatologia di questa patologia è varia e diversificata, per ogni spira una scocciatura da elencare, perchè il movimento concentrico delle spire porta con sè una serie di sfighe accessorie che ora vado tosto tosto a elencare:

... trovarsi impigliata la sciarpetta nera setosa nel cappottino nero preferito, trovarsela impigliata mentre stai per pranzare con un'amica  in un sushi bar con una temperatura tropicale, con conseguente eccesso di sudorazione e gote rosse come quelle di Heidi. Provvedere in maniera grezza alla liberazione della sciarpa e della esausta padrona con un paio di forbici tenute in mano da una timorosa cameriera giappo  non  molto convinta della soluzione finale adottata. 

...andare in libreria, anzi in molteplici librerie e non trovare ovviamente il libro che tanto desideri leggere, innervosirsi così tanto da uscire scocciata senza neppure prendere quell'altro libro che era lì disposto in pile ben accatastate proprio di fronte a te.

... arrivare in ufficio, trovare un messaggio per una commissione urgente da fare entro sera, fare la pratica di corsa, impostare la stampante-fotocopiatrice e.... scoprire che la suddetta macchina ha deciso, giusto perchè avevi fretta di concludere, di non funzionare, reclamando le attenzioni del tecnico dell'assistenza, che ovviamente arriverà solo domani. Tornare a casa, stampare il tutto e portarlo di persona allo scass... emh al gentile utente.

...un pizzico di discussioni  che non devono mai mancare nella giornata perfetta.

 "Pensare confonde le idee" B. Munari    

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venerdì, 19 ottobre 2007

Like a natural woman Colte per voi nel mio giardino

Succedono cose strane da queste parti, forse il segno dei tempi che cambiano, forse tu che cambi e la cosa non ti dispiace affatto.

Quando per esempio hai cominciato a fare visite mediche solo per donne, ricordi che, oltre alla tua goffaggine e imbarazzo per le domande che ti venivano rivolte e per la situazione in sè, ad aspettare c'erano un sacco di ragazze come te, giovani, più o meno smaliziate, più o meno inesperte lì ad aspettare . L'altro giorno visita di controllo consueta e il paesaggio umano che attendeva con te era sensibilmente cambiato: mari di puerpere a perdita d'occhio, pancioni, occhi preoccupati, tra le mani misteriose cartellette che vedi in mano a tutte, chi l'ha verde, chi blu, questi i colori più gettonati, mariti o compagni apprensivi di cui credi che una donna in quello stato possa fare a meno perchè seminatori di terrore anzichè rassicuranti sostegni; diverse straniere, treccine africane colorate insieme ad austeri chador e veli, qualche italiana, nel giro di mezz'ora due parti, due piccole culle urlanti che portano nuove, anzi nuovissime vite. Una rapida occhiata in giro, quattro conti, hai realizzato che eri l'unica non gravida, il pensiero, per qualche strano motivo che ancora riesci a spiegare, è andato a due tue care amiche che hanno scelto di dedicarsi all'educazione dei figli degli altri (impresa improba visti i tempi), hai pensato che erano fortunate e che di sicuro il lavoro per i prossimi anni non mancherà loro, questo perchè non si dica che non sei generosa e prodiga di pensieri gentili alle persone cui tieni. Come dire in altri termini, per usare una espressione della cara genitrice ieri sera mentre le raccontavi della visita: "Certo che tu voglia di maternità proprio saltami addosso", "Embè?!", questa la tua risposta, breve, efficace, puntuale. 

Succede pure che durante un inusuale giro pomeridiano al supermercato ti soffermi nel reparto riviste, concentrando la tua attenzione su riviste di assoluta inutilità ma di grande godimento estetico, finendo poi per comprare un giornalaccio che aveva in allegato l'inserto "Zuppe e risotti", presa da un inspiegabile furor casalingo che si è esaurito giusto il tempo di fare il tragitto supermarket-casa. Eppure ricordi che c'è stato un tempo in cui sperimentavi pietanze prelibate per la gioia del palato dei cari congiunti. Ora le collezioni di "Cucina moderna" e "Cucina italiana", gentile dono di tua zia, ingiustamente giacciono abbandonate in un angolo della cucina, sepolte dalla polvere e dalla suddette riviste inutili ma che danno un gran.... ecc ecc ecc   

Succede anche che in perfetta solitudine ti gusti, concerti, cinema, insomma quello che ti capita di aver voglia di fare, non per spocchia o per sviluppate tendenze misantrope (beh magari ogni tanto...), ma perchè ti va e ti dà gusto lasciare andare e far decantare le emozioni, i pensieri senza per forza doverli condividere, senza per forza dover esprimere un giudizio immediato. Più egoista? Forse... Più serena? Sicuramente. 

balenato da elesole
22:53 / p-link / real life, cazzi e mazzi, memento / commenti (12)

martedì, 16 ottobre 2007

Give peace a chance Colte per voi nel mio giardino

Fare pace... oggi vorrei fare la pace, come quando si era piccoli, quando si litigava furiosamente per uno sgarbo fatto, quando si teneva per un pò il broncio, quando non si parlava con nessuno perchè tutti dovevano capire il tuo grande dolore e risentimento di piccola donna, piccole cose per la verità, ma il tuo essere un pò drama queen fin dalla tenera età è una tua costante che ti porterai appresso per chissà quanto tempo. Quando si è piccoli è più facile, basta una parola, un sorriso, una caramella tesa per dire "è passato tutto, scusami". 

Fare pace con me stessa prima di tutto, con il mio involucro esteriore con cui si combatte da anni una lotta fatta di specchi che mostravano una immagine che hai sempre odiato, fatta di cose che desideravi per te e che mai arrivavano, fatta di rinunce perchè poi avevi paura di vedere dei numerini troppo alti sul display che impietoso non poteva mentire.

Fare pace con le parole non dette, i sottintesi, i dubbi, i gesti incompresi e incompresibili, avere il coraggio di rendere tutto intellegibile agli occhi e ancora di più al cuore.

Fare pace con i proprio desideri, i proprio sogni le proprie aspirazioni, non avere fretta di disfare tutta la tela che faticosamente ti sei costruita, ma neppure abituarsi a quella trama comunque ricca di fili, di colore diverso, ogni filo una esperienza, un incontro che ti dà sicurezza, ma che non sempre ti basta, meno che mai ogni giorno che passi sola, con le cuffie in testa per mettere a tacere il silenzio che hai intorno.    

Per il momento tolgo la corazza e depongo per un attimo le armi, forse il momento della pace non è ancora arrivato, per ora mi acccontento di una piccola tregua, per recuperare le forze, per essere presente a me stessa.  

balenato da elesole
13:02 / p-link / cazzi e mazzi, domande e scazzi / commenti (5)

venerdì, 12 ottobre 2007

Piano, solo Colte per voi nel mio giardino

Sono stata, sola, a vedere un film accanto a un signore che era lì, pure lui, solo. Sola ho pianto mentre le scene passavano, sola ho pensato a quanto la musica in un determinato momento della vita mi abbia salvato proprio quando credevo di essere desolamente sul fondo. Sola ho asciugato le lacrime prima che arrivassero alla bocca, erano salatissime e aspre, proprio come i ricordi e i pensieri che ho fatto e che devo assolutamente fissare.

"Piano, solo" è un film su cui difficilmente puoi essere oggettiva, per il tema trattato e per lo sfondo in cui la storia si sviluppa, una famiglia senza radici nel mondo e forse neppure tra di loro, troppe somiglianze con una situazione che indirettamente hai vissuto attraverso gli occhi e le parole della persona che ti ha spezzato per primo il tuo cuore, giovane e inesperto di "love affair", che sapeva farti male, un male incredibile e che al pensiero ti viene ancora un groppo in gola e manca il fiato, perchè per tanto, troppo tempo, e forse ancora oggi, non ti sei mai considerata all'altezza, all'altezza delle aspettative delle persone che incontravi, all'altezza dei compiti che ti venivano affidati. Tu eri un vaso di terracotta in mezzo a vasi di acciacio, lui era acciaio (fuori) e ti ha schiacciato, lasciando i pezzi sparsi un pò dappertutto, ti ci sono voluti anni, lacrime, il terrore di non riuscire a ritrovarli, per ricomporre tutto, sapendo che qualche crepa sarebbe rimasta comunque. Ieri sera arrivata a casa hai dovuto riprendere in mano un regalo che Lui ti aveva lasciato, un quadretto con tante sue foto di quand'era bambino in Africa, il legame forte con la sorella, lui biondino con il broncio, la mamma bella ma dagli occhi tristi, intorno la natura splendida e terribile dell'Africa. Se ci ripensi a quel periodo, ricordi solo le maschere africane del salotto che come muti spettatori ghignanti assistevano impassibili a momenti e scene fatte di parole cattive e disprezzo, di silenzi come macigni e solitudini che non si incontravano. Mentre ti infilavi sotto il rassicurante tepore delle coperte, hai realizzato per la prima volte una sensazione che ti sei portata dietro negli anni, la sensazione di essere una sopravvissuta.   

*Mood meditabondo-nostalgico-paturnioso off* 

Siccome il mio blog vorrebbe avere una qualche velleità anche di servizio pubblico, in due parole il film merita comunque di essere visto, per la mostruosa bravura di Kim Rossi Stuart (anche se per dare un giudizio complessivo sull'attore vorrei vederlo all'opera in qualche commedia), per la colonna sonora che mi ha fatto venire voglia di saperne di più di Luca Flores. Una bella storia potenzialmente che viene mortificata dalla recitazione scialba dei comprimari (prima fra tutti Jasmine Trinca o Tinca come l'ho soprannominata io vista la monofaccia dei suoi personaggi), alcune scivolate nei luoghi comuni (l'Africa è semplice e essenziale e noi complicati), perdonabili parzialmente se sai che alle spalle c'è un libro scritto da VELTRONI che con la sua fissa per questo continente sinceramente ha un pò rotto.  

balenato da elesole
11:52 / p-link / memento, filmz, trascorsi burrascosi, relazioni pericolose / commenti (12)

martedì, 09 ottobre 2007

Cemento dis-armato Colte per voi nel mio giardino

Non sono usa fare recensioni di film nella mia casetta virtuale, sono un pò egoista in questo e le sensazioni, impressioni, bello brutto chissà... le lascio ai momenti della vita reale, quando posso parlare, ridere, infervorarmi  con gli amici sulle rispettive visioni cinematiche, perchè davvero, visto che a poco a poco ci stanno prendendo tutto (serenità, idee, progetti futuri)  almeno quello che è arte, bassa alta non importa, ci può salvare.

Dopo quresta introduzione un pò meditabonda, chiedo venia ma è questo autunno che con la sua nebbiolina mattutina e il tepore del pomeriggio finalmente sta cominciando a fare il suo dovere, posso veramente e indiscutibilmente esprimere tutta la mia indignazione per l'ennesimo filmuncolo italiano e inutile aggiungerei, figlio di quella becera fiction all'italiana, ricettacolo di luoghi comuni e di mediocrità: Cemento armato.

L'arrivo dei primi freddi, della serate in cui devi mettere la sciarpetta al collo fa fare gesti inconsulti: un sabato qualunque, direi un sabato italiano per citare Caputo, la stanchezza della settimana trascorsa che non permette grandi acrobazie o serate folli a zonzo per la bassa, pensi che l'unica salvezza è la visione di un film. Già lo pensi, ma appena arrivi al grande mostro cangiante ti accorgi che la selezione si fa dura: non hai voglia di vedere John Travolta mascherato da cicciona danzereccia perchè vuoi ricordarti di lui in "Pulp Fiction", non ne vuoi sapere di Jodie Foster che spara per le strade alla ricerca di vendetta. In un moto di inspiegabile  patriottismo si ripiega su un film italiano. Il riassunto della trama: giovane sbarbatello, che si crede un gran figo, spacca lo specchietto della macchina nuova di un tipo che chiamano il Primario (interpretato da Faletti che per come recita potevano pure chiamarlo l'Anestesista visto che la sua espressività è così forte da procurarti ripetuti e reiterati abbiocchi), questo infermiere-medico... ah no Primario si incazza e nel cercarlo fa uccidere dai suoi scagnozzi (di cui uno sosia di Jarvis Cocker) tutta la famiglia dello sbarbatello e accidentalmente approfitta anche della sua ragazza. Questa è la trama, all'interno di questo contenitore di pregio, prove d'attori imbarazzanti (la lezione della Magnani non è servita a nessuno a quanto pare, non serve essere belli per essere grandi attori ), dialoghi da soap opera (tipo "io sono quello che ti fa male"), la solita sfida tra bene e male (il cattivo cattivissimo e gli altri tutti povere vittime senza nè colpa nè peccato).

Ma una domanda su tutte ti lascia questo film: ma la vogliamo smettere di fare lavorare F*aletti? Uno dei personaggi pubblici più sopravvalutati del momento, scrittore mediocre, cantante fallito e attore imbarazzante.

La prossima volta devo ricordami che una tisana al tiglio va bene anche al sabato sera. 

balenato da elesole
12:22 / p-link / real life, filmz / commenti (13)

venerdì, 05 ottobre 2007

Non c'è tiempo Colte per voi nel mio giardino

Vorrei poter raccontare di pomeriggi languidi e tranquilli come queste giornate di ottobre assolate e tiepide, figlie di un autunno bizzarro che si è annunciato con piogge, fulmini, tuoni e un gran freddo, che ci ha voluto spaventare e far credere che veramente "non ci sono più le mezze stagioni", per dirci poi che era solo uno scherzo e che per il momento le sciarpe di lana le possiamo ancora tenere riposte nelle scatole profumate di lavanda.Invece non c'è tempo per nulla, da lunedi mi pare di correre senza posa, o meglio rincorrere scadenze impegni, cose da fare e vedere, il solito treno da prendere, 9 ore di treno in giornata, il pensiero che è proprio vero che non ho più l'età per certe cose, ribellarsi a questi pensieri e dire no non è vero, giustificarsi e dirsi che in fondo sei stata sempre una dormigliona e che quindi è normale che abbia bisogno di molte ore di sonno, per non sentirmi comunque riposata.

Vorrei avere più tempo per le persone che mi stanno intorno, per quelle che mi vogliono bene in praticolare, seppure la gente in generale mi stanca e mi affatica, tutta presa come è da pensieri inutili e da zavorre che le trascinano verso il basso, vorrei trovare un gesto, una parola (non necessariamente buona), forse è solo desiderio di dirmi che oltre al lavoro e agli impegni, esisto e che la mia dimensione sociale è presente e non un vago ricordo di quando ero più giovane e con meno pensieri per la testa.

Vorrei del tempo solo per me, tempo per perdermi passeggiando per strade più o meno conosciute con la compagnia della musica e di nient'altro, tempo per lasciare un filo di trucco sul viso, tempo per sentirmi più bella, tempo non solo per leggere ma per entrare nei libri con la mente e non solo con gli occhi, tempo per trattenere quello che leggo, penso, vedo e che ho sempre l'impressione mi scivoli tra le mani. Tempo per progettare strade nuove, dove non camminare più da sola, tempo per reinventarsi e scoprirsi piano piano, senza paura.

Vorrei....

balenato da elesole
18:12 / p-link / real life, domande e scazzi / commenti (5)

Calibro 35, Paolo Benvegnù, Cesare Basile, Feldmann, Tara Jane 'O Niel, Mirah, Amor Fou, Miami 2009, Il Paese è reale Piazza Duca d'Aosta Mi, Ennio Morricone,La notte della tempesta, Le blanche alchimie, Calibro 35, Jet, Dente,Amor Fou, Massive Attack, Wilco

SettePerUno

Leggere, fare passeggiate, la montagna, un bicchiere di rosso con gli amici, la MUSICA, il cinema, il teatro, l'arte, i libri compagni di sempre, tutto ciò che è bellezza, le piccole cose di pessimo gusto

L'ignoranza (quella supponente), la prepotenza, l'ambiguità, la slealtà, la cattiveria gratuita, gli estremismi qualunque essi siano, la violenza delle parole e dei gesti, il disfattismo e il fatalismo. Poi cose innocue come i libri di Baricco, il metal, i neomelodici e Gigi d'Alessio, ma anche Nek, Biagio Antonacci, la Pausini e tutta quella gente lì.

You are Lost Emily!! You prefer to stay
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